
Le recenti elezioni nei nuovi due comuni di Breggia e Centovalli offrono l’occasione per fare alcune riflessioni sui rapporti tra centri cittadini e regioni periferiche, e consentono di tracciare un primo bilancio dei movimenti aggregativi cantonali che hanno coinvolto città, periferie e valli ticinesi. L’immobilismo di qualche anno fa ha lasciato il passo al fermento aggregante. Il moto concentrico avviato dalla città di Lugano ha chiaramente portato alla luce la necessità di promuovere unioni laddove si può ragionevolmente conseguire una massa critica importante, in grado di produrre una migliore organizzazione territoriale, economica e politica, e di concretizzare grandi progetti. Il resto del cantone ha percepito gli squilibri che la permanenza in uno status quo comporterebbe e ha dato avvio ad interessanti proposte aggregative. Sono quindi state lanciate sfide apparentemente impossibili, come quelle di mettere insieme comuni storicamente inaggregabili, sintomo di grande maturità e responsabilità. Le unioni di comuni nelle valli di Leventina, Blenio, Maggia e Capriasca, ad esempio, sono state estremamente positive per la vitalità che le nuove realtà hanno prodotto, per i progetti concretizzati e per la forza propositiva che da questi comuni è scaturita sin da subito. Si è creata una nuova collaborazione a livello regionale, maggiormente diretta e pragmatica, con un minor numero di interlocutori con i quali sedersi attorno al tavolo delle discussioni, e pertanto più efficace a livello operativo e strategico. Non da ultimo si è notevolmente accresciuto il potere contrattuale nei confronti dell’autorità cantonale ed anche verso le altre realtà cittadine. Breggia e Centovalli sono solo gli ultimi due esempi di aggregazioni riuscite che, un’altra volta, hanno confermato la forza del PLR nei comuni. Due sindaci e un buon numero di consiglieri comunali liberali radicali sono la prova che la vicinanza alla base, la concretezza e la disponibilità costruttiva del partito continuano ad essere ritenuti elementi essenziali e prioritari dai nostri elettori. Ma la sfida del futuro è quella legata alla realizzazione di quattro poli regionali forti, attorno ai quali costruire quattro nuove realtà di sviluppo. Questo nuovo movimento consentirà di rendere ogni singola regione complementare e non concorrenziale alle altre tre. L’obiettivo ultimo è una crescita armonica del territorio, della popolazione, dell’economia e delle risorse finanziarie del Ticino. Attorno ai quattro poli occorre saper costruire altrettante regioni compatte il cui sviluppo porti maggiore benessere e qualità di vita ai cittadini. Le regioni periferiche dovranno inserirsi in tali dinamiche e sviluppare la propria competitività attraverso la valorizzazione del territorio, delle proprie attività, delle risorse in loco e dei prodotti tipici. La nuova politica regionale, da poco varata dal cantone, persegue il giusto equilibrio fra le varie componenti locali, al fine di eliminare le disparità esistenti e di generare sinergie e reciproche compenetrazioni utili a tutti gli attori in gioco. Le nostre valli possiedono una rara bellezza e risorse proprie difficilmente riscontrabili vicino ai centri urbani. Ogni porzione di territorio cantonale possiede una pari dignità di crescita e va sostenuta in ugual misura e con il medesimo vigore dall’autorità politica. Le disparità regionali vanno attenuate mediante visioni di sviluppo complessive. Non si tratta di realizzare il Ticino del futuro con regioni a velocità variabili, ma di unificare possibilmente gli sforzi in maniera che tutti gli enti coinvolti possano trarre reciproci vantaggi dalla complementarietà, mettendo finalmente nel cassetto le rivalità sull’altare della prosperità e della ricchezza dell’intero cantone. Roberto Badaracco, Capogruppo PLR CC Lugano
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

