
La recente presentazione del cosiddetto “Studio sulla povertà” a Lugano da parte del Municipio e il contemporaneo esame della mozione interpartitica PLR-PPD-PS denominata “Per una Lugano più sociale” da parte della Gestione sono l’occasione propizia per riflettere su alcuni interrogativi. Cosa vuol dire essere sociali? Lugano è veramente una città sociale? Quesiti di non facile risoluzione poiché dipendenti oltre che dai dati oggettivi da percezioni di natura soggettiva. Il primo obiettivo deve essere quello di attuare una socialità giusta ed equa per tutti. Occorre aiutare chi si trova in una situazione di vero e profondo disagio esistenziale, non coloro che intendono approfittare di un sistema per certi versi generoso. Nei casi giustificati la solidarietà dell’ente pubblico diventa un fattore decisivo per una persona e per il suo reinserimento a livello lavorativo. L’aiuto deve essere puntuale e mirato, limitato nel tempo e all’effettivo bisogno, senza rendere più attrattivo lo stato assistenziale di quello di cittadino attivo ed operante. Un sostegno per uscire il più presto possibile dalla situazione contingente di precarietà. Il cittadino libero ed indipendente non dipende costantemente dalle varie forme di aiuti statali, ma mira alla sua più completa e totale autonomia, attenendosi al principio della responsabilità personale. La legislazione cantonale e federale in materia sociale è già molto sviluppata e prevede sostegni in vari ambiti. Le prestazioni comunali sono sussidiarie per rapporto alle prestazioni dei livelli superiori, quindi erogate solo in assenza di altre. Lo studio dimostra che a Lugano le persone e i nuclei familiari in grave stato di bisogno sono molto limitati e solo in sporadici casi sussistono cittadini senza alcun tipo di aiuto sociale e che vivono nell’indigenza. Si tratta di un dato certamente confortante. L’annunciata costante mappatura della situazione socio-economica della popolazione dovrebbe poi permettere all’ente pubblico di rispondere meglio e più velocemente all’insorgere di nuove necessità. La mozione interpartitica un primo importante obiettivo l’ha già raggiunto. Dopo specifica richiesta il Municipio ha deciso di innalzare del 30% il limite di reddito secondo la Legge sull’assistenza sociale (LAS) che da diritto a prestazioni sociali comunali, fra cui la garanzia per la locazione di alloggi, le spese odontoiatriche e per servizi funebri e sepoltura, ed ogni altra collegata ad eventi straordinari o a bisogni puntuali. Si annoverano anche le franchigie di Cassa malati, i conguagli delle spese accessorie per gli affitti, i sussidi per figli quale rimborso di spese per le colonie estive e sportive e l’acquisto di libri scolastici. E per gli anziani in futuro anche le spese per il telesoccorso. Certo, si può fare sempre meglio e di più. Per esempio in città mancano abitazioni a pigione moderata per i meno abbienti. Ma costituirebbe cecità politica non vedere ciò che di buono è stato compiuto e che oggi esiste a disposizione di tutti. Un’organizzazione propria ben strutturata ed efficiente, gli Istituti sociali comunali, sportelli di consulenza aperti a tutti e dove ogni cittadino può ricevere informazioni dettagliate, enti e associazioni specifici che si prodigano giornalmente per porgere aiuto ai meno fortunati. La conclusione è quella di una città sicuramente all’avanguardia nella politica sociale, grazie alla quale le persone in difficoltà dispongono di una rete sociale che risponde adeguatamente ai loro bisogni. Roberto Badaracco, Capogruppo PLR CC Lugano
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