
Da alcuni giorni si alzano voci, che si fanno sempre più insistenti, che chiedono la chiusura immediata degli istituti scolastici ticinesi. La ragione della mancata attuazione di questa misura risiede nel legittimo intento di voler proteggere i nonni che si occupano dei nipoti, poiché facenti parte della fascia di popolazione a rischio di ammalarsi gravemente.
Nella nostra società, spesso entrambi i coniugi e il genitore monoparentale esercitano un'attività lavorativa e la scuola, oltre che svolgere la sua funzione primaria di luogo di apprendimento, ha anche un ruolo importante di accudimento dei bambini e dei ragazzi.Gli orari scolastici e quelli lavorativi non sempre coincidono, per cui il poter far capo ai nonni per occuparsi dei figli, spesso è una risorsa molto preziosa, che ora l'emergenza pandemica ci impone di proteggere.
In questo difficile momento è corretto essere razionali, ma non dobbiamo minimizzare o disprezzare le cosiddette “reazioni di pancia” dei genitori preoccupati per i loro figli. Nessuna spiegazione logica o scientifica riuscirà mai ad arginare la loro ansia. Non si può dunque prescindere dall'ignorare le richieste che chiedono la chiusura delle scuole. L'opzione di chiudere transitoriamente le scuole non crea certo un grave danno; i giorni persi possono essere recuperati il mese di giugno o magari anticipando l'apertura delle scuole ad agosto.Questa potrebbe essere l'occasione concreta per attuare quelle misure di cui si è parlato tanto durante la campagna elettorale dell'anno scorso, dove tutti erano concordi di voler migliorare la conciliabilità lavoro-famiglia. Allora perché non incominciare dal pubblico e permettere ai genitori che lo desiderano di lavorare da casa e laddove entrambi lavorano per l'amministrazione, permettere loro di alternarsi per accudire i figli? Il settore privato non ha atteso e già da diversi giorni, diversi uffici e ditte permettono ai loro dipendenti di svolgere l'attività lavorativa da casa e recarsi sul luogo di lavoro sporadicamente. Per i genitori che a causa della loro professione non possono lavorare da casa potrebbe essere garantito un servizio scolastico. La diminuzione del numero degli allievi assicurerebbe il maggior controllo del rispetto delle raccomandazioni di tenersi a distanza.
Ci dicono che dobbiamo essere socialmente responsabili, allora che sia! È l'occasione di attuare misure concrete a favore dei genitori che lavorano, magari non saremo così preparati, ma strada facendo tutto si può migliorare.
Roberta Soldatideputata UDC in gran consiglio
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