
Nel settembre 2010, in Ticino, la Lega dei Ticinesi ha dimostrato senza indugi la propria sensibilità sociale nei confronti delle famiglie - che sono e rimangono le fondamenta della nostra società -, facendo approvare dal Gran Consiglio una mozione grazie alla quale è stato introdotto un assegno di 1000 franchi non solo a tutti coloro che decidono di mettere al mondo un bambino, ma anche per chi ne adotta uno. È stata una decisione come questa, al contrario dell’iniziativa di cui discutiamo oggi, ad essere un concreto incentivo alla natalità, messa peraltro a dura prova in tutto il nostro Paese. Ma l’ ”Iniziativa a favore della famiglia” di cui discutiamo oggi, lo ribadisco, è tutt’altra cosa. A mio parere è un provvedimento che mira a premiare chi è già abbastanza fortunato da potersi occupare di un figlio a casa propria. Non si tratta solo di una questione finanziaria e di eventuali, minori introiti per le casse dello Stato, anzi. Oggi, in realtà, ci troviamo di fronte a due diverse concezioni del mondo: tra chi ritiene che si debba continuare ad andare incontro a quelle famiglie che sono costrette ad affidare i propri figli a terzi – e, quindi, che sono gravate da costi e preoccupazioni di varia natura - e chi, al contrario, vuole dare a chi già ha, e premiare chi è già stato premiato dal fatto di poter accudire i propri bambini senza ricorrere a strutture esterne. Strutture che sono una necessità, per chi, ad esempio, lavora tutto il giorno furi casa. Non un privilegio. Chissà poi perché, secondo alcuni, quando fa comodo lo Stato deve farsi da parte e non intervenire in alcun modo nelle questioni private, e quando invece, non fa comodo, lo Stato deve elargire a man bassa – in questo caso tramite deduzioni fiscali – a chi ha già il privilegio di non dover programmare il trascorrere della propria giornata tra portare e andare a prendere i bambini all’asilo, mettersi d’accordo con marito o nonni su chi, a che ora, va o non va a prenderli. È giusto, anzi doveroso, che in un Paese come il nostro lo Stato intervenga là dove c’è bisogno. Ma a mio parere non è accettabile che lo faccia per andare incontro a che già gode di privilegi di cui la maggior parte della popolazione purtroppo non può godere. Suona poi anche abbastanza strano, lasciatemelo dire, che un argomento così nobile e delicato come l’educazione dei figli debba ridursi a meri calcoli di detrazione fiscale. Come ci ha già ricordato il Consiglio federale, un paio di anni fa abbiamo già beneficiato di una deduzione per la cura dei figli affidati a terzi, visto che determinati nuclei famigliari si trovano a non avere lo stesso reddito di quelli che li accudiscono personalmente. Se accettiamo quanto ci propongono i fautori dell’iniziativa, l’impalcatura eretta nel gennaio 2011 verrà di fatto abbattuta. Tra l’altro, non si capisce quali maggiori costi si troverebbero ad affrontare le famiglie che hanno la possibilità di occuparsi dei figli a casa, per giustificare una detrazione fiscale. Anzi, semmai i costi maggiori li sostengono coloro che devono portare i propri bambini e ragazzi nelle strutture che se ne prendono cura. Il governo ci ha ricordato le doverose deduzioni, a livello d’imposta federale diretta, di cui beneficiano già coloro che hanno figli e gli impegni che i Cantoni hanno dovuto assumere entro il 31 gennaio di quest’anno per adeguare le loro legislazioni a questo principio. A me sembra un sistema sufficientemente equilibrato per garantire giustizia sociale e attenzione verso coloro che contribuiscono alla costruzione e al consolidamento della nostra società. Si evitino quindi appelli in difesa della libertà delle scelte individuali in presunto pericolo. Si eviti di parlare di discriminazioni per chi gode già di privilegi purtroppo non concessi alla maggior parte di tutti noi. E si eviti di ricorrere a paroloni come, “statalizzazione della famiglia” nel caso le deduzioni auspicate da alcuni veni
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