
Fa specie dover spendere parole per convincere i ticinesi di una cosa che ai più appare scontata: mantenere aperto il più importante collegamento nord-sud che li collega al resto della Svizzera e renderlo più sicuro. È un dato di fatto che un tunnel bidirezionale di tale estensione e con un afflusso di veicoli come il Gottardo sia molto pericoloso: basta paragonarlo al traforo del Seelisberg, comunque più breve e in condizioni migliori, ma soprattutto con due corsie unidirezionali ben distinte.
Il tunnel del San Gottardo viene abitualmente chiuso per incidenti, incidenti che compromettono seriamente la sicurezza dei viaggiatori.Le chiusure temporanee causano puntualmente disagi al traffico nelle due direzioni; che vanno ad aggiungersi alle ordinarie code che si formano ai portali nord e sud.
Alla questione sicurezza si aggiunge poi l’importanza di non isolare il Ticino dal resto della Svizzera.Vogliamo essere vicini a Berna fisicamente e idealmente soltanto quando ci fa comodo o quando c’è da eleggere un Consigliere federale ticinese? Eppure sembra impossibile che si debba rinunciare per tre anni alla principale e più diretta via di comunicazione tra il Ticino e la Svizzera interna, rendendo la nostra situazione ancora più drammatica. Un Cantone isolato economicamente e fisicamente: turismo, industrie e politica ne uscirebbero devastate.
I disagi non terminerebbero però qui. La chiusura del tunnel del San Gottardo inciderebbe pesantemente sul traffico dell’A13 (si parla di un aumento di quasi tre volte del passaggio di mezzi pesanti), che non è decisamente una tratta adatta ad un simile afflusso di veicoli. Durante i periodi di punta è già una tratta sovraccarica: abitanti e montagne non ringraziano di certo. Sono Alpi anche loro: eppure per l’Iniziativa delle Alpi esiste solo la difesa del paesaggio del San Gottardo. San Bernardino? Difesa non pervenuta.
Il problema maggiore lo avremmo con la soluzione alternativa proposta dai contrari al tunnel di risanamento: quella della realizzazione di terminal di carico strada/ferrovia al confine. In questo caso – ammesso che si possano trovare 80'000 m2 nel già affollatissimo Mendrisiotto - le nostre strade (nazionali, cantonali e comunali) sarebbero invase dai 500’000-600'000 camion provenienti da tutta Europa diretti ai terminal di imbarco e provenienti da quelli di sbarco.
Le alternative alla realizzazione del tunnel di risanamento al San Gottardo (ogni giorno fino al 28.02. probabilmente ne sentiremo di arrivare delle nuove) non sono solo insensate a livello territoriale, ma anche poco convenienti a livello finanziario. L’acquisto di vagoni, locomotive e materiale rotabile, oltre ai costi di costruzione sarebbero ben superiori a quelli necessari per la realizzazione di un secondo tunnel, ma l’utilizzo sarebbe solo provvisorio.
La realizzazione di un tunnel di risanamento al San Gottardo è chiaramente l’unica soluzione proponibile: le utopiche alternative provocherebbero solo danni a tutti i livelli.
Roberta PantaniConsigliera nazionale
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