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Roberta Pantani: La Svizzera in Europa?
Redazione
15 anni fa

Non occorreva avere poteri magici per immaginare o prevedere quanto sta accadendo nella vicina Penisola con Spagna, Portogallo, Grecia, Irlanda , accomunate in un destino europeista finito nello sfacelo.Ora anche la grande Germania sta facendo i conti con un incremento del PIL a livello zero. Nessuno è in grado di prevedere il futuro, non essendo l’Euro legato a qualsivoglia gestione politica finanziaria politico che possa decidere quanto, come e dove un Paese dell’Unione sia autorizzato a spendere.Ora che i buoi sono scappati Germania e Francia hanno deciso d’istituire una commissione esecutiva europea per risolvere questo problema che è sì esploso negli ultimi anni, ma che era latente e prevedibile da quando è nata l’Unione.Possiamo solo considerarci fortunati che, grazie al Ticino e alla Lega, ne siamo rimasti fuori.A chi affermava che, aderendo all’Unione, i nostri giovani avrebbero avuto ampie e maggiori possibilità di trovare un lavoro in un mercato di 260milioni di persone (1992), vorrei domandare se oggi i loro figli, con gli accordi bilaterali ottenuti, stanno lavorando in Europa.L’Italia è nostra vicina: un Paese di cui oggi non è possibile fidarci. L’Europa e i mercati finanziari hanno di fatto accelerato i passi per una manovra finanziaria che avrebbe dovuto mettere una pezza ai disastrati conti pubblici italiani. Le proposte sono state quelle di mettere le mani nelle tasche dei soliti, per fare in modo che altre categorie (o meglio “caste”) non venissero toccate da provvedimenti economicamente “svantaggiosi”. L’ultima trovata è quella della tassazione dei capitali che lo scorso anno sono rientrati attraverso gli scudi fiscali. Soldi rientrati in parte per finanziare aziende, per salvare le proprie attività in periodo di crisi economica, soldi derivati da eredità e da risparmi (e non certo da operazione delittuose), che vengono ancora una volta tassati perché non si riesce a vedere il fondo del “buco nero” del debito pubblico. Una presa in giro. Oltretutto aggravata dal fatto che oggi, coloro che non si sono fidati della sirena dello Scudo fiscale, non solo non hanno i problemi di quelli che hanno seguito gli inviti della sirena governativa, ma si trovano pure con un capitale (in franchi) cresciuto del 35%  grazie al cambio euro/franco svizzero.Inutile andare a Berna per proporre una parità franco svizzero/euro forzata. L’economia finanziaria investe sul sicuro e, attualmente e fino al momento in cui la Svizzera manterrà la propria identità, non avrà concorrenti. Ieri gli interessi interbancari sul franco svizzero a 3 mesi erano addirittura negativi. Non accadeva da metà degli anni 70 (del secolo scorso). All’interno di questa Europa, la Svizzera rimane l’unico porto sicuro, l’unica ancora di salvezza per i propri risparmi. Facciamo in modo di mantenere questa nostra peculiarità. L’economia, è vero, purtroppo ne soffre. Occorre quindi apportare quelle misure che accrescono la concorrenzialità delle nostre aziende.Aziende sono posti di lavoro e oggi non possiamo permetterci di perderne neanche uno. Un’ultima riflessione: il dollaro americano negli ultimi anni ha avuto una svalutazione di quasi il 50%. Eppure la nostra attenzione è solo sull’euro. Non sarà una mossa strategica di un Consiglio Federale sempre più turbo-europeista?

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