
L’11 marzo dovremo votare sull’iniziativa "6 settimane di vacanza per tutti". Così come presentata, l’obiettivo dell’iniziativa è illusorio. A chi non piacerebbe avere 6 settimane di vacanza all’anno al posto delle solite 4. Il fatto è che, contrariamente a quanto viene sbandierato ai quattro venti, questa iniziativa non va certamente a favore dei lavoratori. Il clima economico congiunturale di questi tempi è noto a tutti. La crisi sta toccando tutti i settori e in Svizzera dobbiamo combattere contro una concorrenza estera agguerrita, favorita pure dal franco forte. Un’ulteriore pressione sui salari spingerebbe parte delle aziende a delocalizzare le loro attività (quelle che fino ad oggi non l’hanno ancora fatto!) in Paesi dove il costo della manodopera è inferiore e le regolamentazioni in merito al personale molto meno rigide. In Canton Ticino, abbiamo inoltre abbiamo una forte presenza di aziende che operano nel settore terziario: un’azienda che offre servizi non può delocalizzarsi. Con un aumento dei costi del personale, non vi sarebbe altro rimedio che ridurre i posti di lavoro per mantenere i prezzi in un mercato concorrenziale. Aumenti di salario ai dipendenti quindi negli anni a venire saranno certamente poco probabili.Aumentare il diritto alle vacanze non è neppure il miglior modo per riuscire a conciliare vita privata e vita professionale: è questo un aspetto che riguarda soprattutto le donne che lavorano. Tutte noi preferiamo, invece che settimane di vacanza fissate e stabilite magari già ad inizio anno, avere maggiore flessibilità di orario, a dipendenza dei propri impegni familiari e dei figli. Con maggiori vacanze fisse, si riducono le possibilità di ottenere congedi ad hoc quando i figli sono malati, quando devono andare dal medico, quando devono essere accompagnati nelle loro attività ma anche quando i genitori decidono che sia giusto trascorre qualche tempo a disposizione dei loro figli. Dobbiamo aumentare la flessibilità, la possibilità di lavorare da casa, non certamente aumentare le settimane di vacanza, senza dimenticare che peraltro in Svizzera, ma soprattutto in Ticino, i giorni di vacanza infrasettimanali, i ponti ecc. sono già piuttosto numerosi rispetto ad altre nazioni europee. Inoltre maggiori assenze per vacanze, in un’azienda piccola, significano per forza un aumento della capacità di lavoro degli altri dipendenti, che non sarà compensata da ulteriori assunzioni. Non si creeranno nuovi posti di lavoro né avremo lavoratori meno stressati: anzi. Vendere illusioni è più facile che guardare in faccia la realtà: oggi 6 settimane di vacanza non se le può permettere nessuno. Né lavoratori, né datori di lavoro.Roberta Pantani Consigliera NazionaleCo-Presidente Comitato NO all’iniziativa 6 settimane di vacanza
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