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Roberta Pantani - Gottardo, occorre pure un’apertura mentale
Redazione
15 anni fa

Berna è finalmente pronta a discutere di un eventuale raddoppio della galleria autostradale ed ecco che dalla parte sud del Ticino, l’associazione ambientalista SOS Mendrisiotto Ambiente ribadisce il suo NO al progetto. Innanzitutto occorre precisare che non si tratterebbe di un raddoppio della galleria, ma del suo completamento. Il Mendrisiotto soffre delle conseguenze del traffico di transito da sempre: nei periodi di alta congiuntura il nostro territorio era intasato di auto che si recavano nei nostri negozi a fare acquisti. Oggi questo traffico non l’abbiamo più e misure per contrastare la crisi non se ne vedono, soprattutto quando il Consiglio di Stato allineato ai sindacati, nega l’apertura domenicale a negozi e grandi magazzini.Ciò malgrado, il nostro territorio è e rimane un corridoio di transito da Amburgo a Palermo e, con l’apertura dei mercati dell’Europa dell’Est, i tir che circolano sulle nostre strade sono aumentati. A seguito dell’entrata in vigore degli Accordi bilaterali, le tonnellate trasportabili dai camion sono diventate 40: con una miopia politica inquietante, gli stessi che oggi non sostengono il completamento del Gottardo, sono riusciti ad introdurre la TTPCP che ha avuto quale unico beneficio quello di rimpinguare le casse federali e far aumentare il costo della merce trasportata in Svizzera per i consumatori svizzeri. Il trasferimento di tutte le merci dalla strada alla ferrovia è semplicemente un’utopia: la costruzione delle famose “rampe” a Biasca non risolverebbe di certo la questione. Immaginiamoci cosa succederebbe se a Biasca fosse realizzata una simile struttura: i camion in attesa di essere caricati, passerebbero comunque attraverso il Mendrisiotto e verosimilmente rimarrebbero incolonnati per dei chilometri lungo tutto il tragitto.Ancora una volta saremmo il Cantone che pagherebbe il prezzo più alto per aver scelto una soluzione sbagliata, sulla base di elementi che non sono più attuali. Il Canton Ticino non può permettersi di rimanere isolato per 900 giorni: la sua economia ne soffrirebbe al punto tale da non potersi più rialzare, posti di lavoro andrebbero persi e non sarebbero mai più recuperati, per non parlare delle conseguenze nel settore turistico. Si pensa sempre alle merci e mai alle persone: pensiamo agli spostamenti interni, alla mobilità delle persone, alla libertà di muoversi quando e come si desidera. Occorre guardare in faccia alla realtà ed essere corretti con se stessi: il Canton Ticino non è un pezzo di Svizzera da tagliare fuori dai percorsi internazionali, non è un pezzo di territorio da trasformare in una landa desolata. Il Ticino è un Cantone produttivo, interessante economicamente, che vive ed ha sempre vissuto dei traffici di transito, con i loro vantaggi e svantaggi. Non facciamoci tante illusioni: tagliare fuori il Ticino e il Mendrisiotto da un’asse di transito così importante significa dare definitivamente addio alle nostre prospettive di sviluppo e di crescita nei prossimi 25 anni.Roberta Pantani Consigliera Nazionale

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