
L’idillio è ormai finito da un pezzo, ma pochi hanno abbastanza coraggio per ammetterlo. Unitisi nel 1992 i primi Stati, dopo ormai 24 anni di unione, sono finiti come nei peggiori matrimoni: incastrati nella routine, nella realtà e ben lontani dalle utopie passionali dei primi tempi, che lasciavano sperare in un futuro di gloria. Ci si aspettava una grande potenza, unita e decisa, la rinascita dell’Europa dell’est, il rafforzamento dei valori che caratterizzano la società europea quali la libertà, la democrazia, la laicità dello stato, i diritti delle donne.
Inutile dirlo, l’UE in tutto questo ha fallito. La situazione degli Stati più deboli non ha fatto altro che peggiorare, il centralismo e le leggi quasi dittatoriali stanno trascinando nel baratro i paesi maggiormente colpiti dalla crisi economica.
Di democratico c’è ben poco in questa Unione: i cittadini non hanno mai potuto votare e gli unici che hanno potuto farlo si sono espressi contro l’adesione a questa fasulla associazione. Le leggi imposte da Bruxelles non tengono minimamente conto delle differenze culturali, economiche e sociali degli stati membri.
Qualcuno pensa davvero che la stessa medesima legge possa essere efficace sia in Svezia, sia in Bulgaria, sia in Italia?
La politica del “senza frontiere” non ha portato altro che criminalità e insicurezza. Non vivevamo in Stati chiusi e poco collaborativi. Gli scambi commerciali e culturali non erano certo estranei all’Europa pre UE. Spalancare le frontiere non era necessario e anzi, si è rivelato fallimentare. Le idee tanto denunciate come populiste e razziste vengono ora abbracciate da capi di Stato e gran parte della popolazione. I valori a noi cari sono stati svenduti. A Bruxelles manca il coraggio per dire basta, qualcuno addirittura ci vuole ancora credere e non vuole assolutamente ammettere la sconfitta.
È ora di riconoscere gli errori e porvi rimedio.
La Svizzera viene criticata per ogni sua scelta contro corrente, l’UE cerca di metterci i bastoni tra le ruote ogni qualvolta vogliamo difenderci e immancabilmente ne approfitta della sua posizione, geografica e politica, per intimidirci. Più di una volta però le nostre idee si sono rivelate vincenti e poi – guarda un po’ che strano! – sono state copiate.
Eppure ancora oggi, qualche partito svizzero ha nel suo programma l’adesione a questa Unione Europea che di unito ha solo il nome. Il resto è uno sfascio. Non noi. Noi non molliamo e non ci lasciamo intidimidire: la nostra sicurezza e la nostra libertà vengono prima di tutto!
Roberta Pantani
Consigliera nazionale Lega dei Ticinesi
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