
Mio padre Sebastiano studiava negli anni ‘60 all’UNI di Zurigo e si ricorda di Dario Robbiani e di altri italofoni che dagli studi radiofonici di Zurigo costruivano e diffondevano il telegiornale in italiano per gli italofoni. Si ricorda che a Lugano qualcosa c’era: ad esempio Carlo Castelli che faceva le radiocronache delle partite di tennis dal tetto della vecchia sede alla foce del Cassarate. Castelli era anche capo della cultura, viva la polivalenza. Gli diede l’incarico, papà allora studente di medicina, di spedire a Lugano un resoconto settimanale critico di ciò che andava in scena nei teatri zurighesi. Non se ne vanta.
Poi vennero gli anni attorno al 1975 e si trattava di riscrivere la concessione per la radio TV svizzera. Avevamo a Berna dei politici ticinesi di peso. Si chiamavano Ferruccio Pelli, Nello Celio, Enrico Franzoni: tre consiglieri autorevoli e ascoltati. Lavorarono in sintonia con gli allora consiglieri federali Willi Ritschard e Roger Bonvin, amici delle minoranze. Fu riscritta la concessione che di fatto e di diritto creava l’autonomia ticinese radiotelevisiva con sede nel Ticino.
Come stanno le cose ora? A meno di una settimana dalla votazione che rischia di umiliare la nostra radio-TV? Su dieci consiglieri ticinesi a Berna, Fabio Regazzi e Marco Chiesa (entrambi agli Stati), Lorenzo Quadri, Piero Marchesi, Paolo Pamini (tre al Nazionale) votano e sostengono l’iniziativa “Duecento franchi bastano”. Cinque su dieci! Avete contato bene. Non resta che scuotere la testa perplessi. Non dovrebbero ”tifare” per Il Ticino e il Grigioni italofono? Hanno valutato quale e quanta perdita per il nostro cantone? Ricordiamoci l’anno prossimo in autunno ci saranno le elezioni al nazionale e agli stati. Li vogliamo ancora! Visto che non rappresentano il nostro canton Ticino.
Filippo Martinoli, vice presidente distrettuale del Centro di Lugano

