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Riccardo Calastri: Nuovi impianti viticoli, nuovi strumenti pianificatori
Redazione
16 anni fa

Il Cantone Ticino è l’area italofona più vasta della Svizzera. La sua connotazione turistica, ricreativa ed enogastronomica è precisa e deriva dal fatto che in poco più di cento chilometri sono presenti l’intera gamma dei climi e dei paesaggi europei: alpi, laghi, boschi e pianure, piccoli borghi antichi e città moderne. Terra dunque, dove non poteva mancare la vite presente in tutti i distretti. Il Ticino è il quarto Cantone vitato della Svizzera e, per quanto riguarda la sua importanza, viene subito dopo il Vallese, il cantone Vaud e il cantone di Ginevra. La vite è coltivata prevalentemente in collina su terrazzi, sorretti da scarpate erbose o muri a secco. Lo scrittore Ticinese Guido Calgari in “Confidenze con il Merlot“ del 1959 scrisse: “A Giornico si dovrebbe mettere un segno speciale, non so, uno striscione, un trionfo di frasche, che anche il viaggiatore più distratto e frettoloso o di mala grazia capisca d’essere entrato nella “civiltà“ del vino, qui veramente, più che sul Gottardo, finisce il mondo delle patate e della birra e s’apre quello della polenta e del vino”. Questo conferma la sostanziale presenza di una salda tradizione viticola. A conferma dell’importanza della vigna nel nostro Cantone due dati: 4000 viticoltori, una produzione annua di uva che si aggira sui 55-60’000 quintali e oltre 5 milioni di bottiglie che escono dal nostro Cantone con la denominazione “Ticino” con un ruolo promozionale non indifferente. Dal 1910 ai nostri giorni si è passati da una superficie vitata di oltre 4’800 ettari a una di soli 1’040 ettari: si è dunque verificata una forte diminuzione del territorio viticolo. Tuttavia, abbiamo avuto una razionalizzazione ed una intensificazione degli impianti: da una viticoltura molto estensiva con altre colture tra i filari di vite si è passati a vigneti con impianto quasi ottimale. Ritenuto che circa il 30% dei vigneti si trova in zona edificabile e che pertanto si dovrà prevedere che a breve o medio termine questi terreni saranno utilizzati per altri scopi, è ovvio che si debba pensare di disporre di una certa riserva in grado di coprire questo futuro deficit. E’ però altrettanto evidente che una crescita incontrollata potrebbe ripercuotersi negativamente sui prezzi delle uve e sulla qualità, dato che non tutti i terreni e tutte le zone sono idonee alla coltivazione della vigna. Considerate le diverse condizioni di lavoro, verrebbe inoltre messa in serio pericolo la viticoltura di collina, che, oltre ad offrire un prodotto di alta qualità, è un patrimonio culturale e paesaggistico a cui il Ticino non può rinunciare. Ritengo pertanto importante e indispensabile procedere ad una pianificazione, ad esempio sul modello di quanto già esisteva fino a qualche anno fa con il catasto viticolo. La soluzione non è semplice, ma non impossibile, per cui sulla base di queste considerazioni chiedo all’ Autorità cantonale di operare con ogni mezzo al fine di preservare i delicati equilibri commerciali, paesaggistici e colturali della nostra viticoltura fornendole i necessari strumenti pianificatori. Riccardo Calastri, deputato PLR in Parlamento 

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