
Fa discutere la scelta dei Municipi di Arbedo-Castione, Giubiasco, Monte Carasso, Sant’Antonio e Sementina di chiamarsi fuori – fino a nuovo avviso – dalle sedute tenutesi sinora nell’ambito dello Studio strategico del Bellinzonese, ossia la fase preliminare di approfondimento che servirà a delineare progetti di aggregazione, a loro volta oggetto di studi puntuali prima di passare alle fasi di consultazione e votazione. Ciò che va chiarito è che i Municipi citati sono consapevoli che la partecipazione allo studio è necessaria e assai più utile che il restarne fuori, ma non a qualsiasi prezzo e in particolare non a costo di vedere la dignità dei Comuni del Bellinzonese e dei loro cittadini calpestata dal Consiglio di Stato sull’altare di una presunta urgenza in materia di aggregazioni comunali nell’agglomerato. Aggregazioni che si intendono promuovere al prezzo del tradimento dell’etica, del senso di responsabilità e del consenso politico su cui poggia una legge fondamentale per gli equilibri istituzionali del nostro cantone che è la Legge sulla perequazione finanziaria intercomunale (LPI).È opportuno rammentare che il Consiglio di Stato aveva sottoposto al Gran Consiglio una modifica di detta legge, nell’ambito di un messaggio sulla revisione della Legge sulle aggregazioni, che prevedeva la possibilità per il governo di non erogare il contributo di livellamento ai Comuni che non aderiscono a studi aggregativi. La mancata consultazione dei Comuni al riguardo di una modifica così importante aveva provocato la reazione dei Comuni del Bellinzonese, alcuni dei quali hanno deciso di sospendere la loro partecipazione allo Studio strategico del Bellinzonese e di chiedere un riesame della proposta, previa consultazione dei Comuni stessi, oltre che dei partiti e delle associazioni interessate. A dimostrazione che comunque la decisione di non partecipare allo studio fosse giustificata, il Consiglio di Stato ha proceduto alla consultazione richiesta, salvo poi interpretarne il risultato, che ha visto in sostanza gli enti comunali divisi a metà al riguardo, come espressione di un sostegno alla sua proposta, mitigata sulla carta – ma non nella realtà delle cifre – da un limite formale: la riduzione del contributo di livellamento imposta ai Comuni che non partecipano a studi aggregativi non può superare i 10 punti di moltiplicatore.Un agire, quello del Consiglio di Stato che non si giustifica neppure con l’urgenza di ottenere qualche risultato sul fronte della aggregazioni negli agglomerati del Sopraceneri, tanto meno se per farlo si va a modificare l’impianto di una legge come la LPI, nata e cresciuta nei decenni sulla base di un ampio consenso politico indispensabile quando si tratta di creare un sistema di solidarietà finanziaria tra enti pubblici locali, quindi indirettamente anche tra i loro cittadini, su scala cantonale. E’ in effetti importante ricordare che questa legge ha per scopo principale di ridurre lo scarto delle risorse fiscali di cui dispongono i Comuni, il che equivale in sostanza a dare pari dignità alle cittadine ed ai cittadini delle regioni economicamente meno agiate rispetto a quelle che invece risiedono in Comuni benestanti. In “soldoni”, la riduzione dello scarto equivale a garantire a tutti i Comuni il 70% delle risorse fiscali medie cantonali, per cui è giusto annotare che le differenze non vengono cancellate, ma soltanto parzialmente ridotte. Se il Consiglio di Stato, in barba al principio sbandierato a più non posso che le aggregazioni devono nascere dal basso, vuole imporre ai Comuni del Bellinzonese soluzioni che provengono dall’alto, abbia almeno il coraggio di farlo in modo trasparente, evitando queste manovre di strangolamento controllato tramite la LPI, che oltre a tradirne come detto lo spirito, sono indegne e offensive nei riguardi non soltanto delle autorità politiche dei nostri Comuni, ma soprattutto delle cittadine e dei cittadini che liberamente e legittimamente ci hanno eletti. Riccardo Calastri, Sindaco di Sementina Andrea Bersani, Sindac
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