
Il Caffè ci ha informati che nel 2009 il Cantone ha assegnato mandati e commesse per 87 milioni di franchi. Senza concorso. Per una realtà di piccole dimensioni come quella cantonticinese, è uno sproposito. Si tratta di soldi pubblici ed è intollerabile che si spenda e spanda, senza che nessuno ritenga di doversi giustificare in alcun modo. Considerando una popolazione di poco più di 300'000 abitanti, significa che per ogni singolo cittadino domiciliato in Ticino sono stati spesi grossomodo 3000 franchi in “incarichi indiretti”. Davvero la classe politica non ha nulla da dire? La stampa aveva sollevato il problema già un paio di anni fa, ma la notizia era stata accolta da un tripudio di silenzio e nessun politico aveva ritenuto suo dovere porre qualche domanda al Consiglio di Stato. Un tempo c’è chi avrebbe gridato allo scandalo, ma ora si guarda bene dal pretendere trasparenza. Che una parte dei beneficiari abbia votato per chi batteva i pugni sul tavolo, e ora tacere faccia comodo un po’ a tutti?Va da sé, specie in un Paese in cui si chiede correttezza, onestà e trasparenza un giorno sì e l’altro pure, salvo poi dare prova del contrario, esigere la pubblicazione di chi beneficia di mandati e commesse, e della ripartizione – o meglio sarebbe dire, spartizione – della torta fra i vari Dipartimenti.Come si fa a pensare che 2066 assegnazioni con importi superiori ai 5000 franchi non siano tema di dibattito? Come si può credere che i cittadini non debbano essere informati, tramite i loro rappresentanti a livello politico, su un deflusso di danaro pubblico da 87 milioni di franchi? E come si pretende che il sospetto di un perenne foraggiamento agli amici degli amici non sia una battuta da bar dello sport, ma la triste realtà su un giro di denaro pubblico fuori controllo? Meditiamo, gente, meditiamo!
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