
La recente decisione del Municipio di Lugano di negare l’autorizzazione alla manifestazione dell’estrema destra non può essere ridotta esclusivamente a un problema di ordine pubblico. È una scelta che interroga direttamente la responsabilità politica delle istituzioni di fronte alla normalizzazione di ideologie discriminatorie. Nel dibattito europeo contemporaneo, il concetto di “remigrazione” è storicamente e concettualmente legato a pratiche di espulsione forzata e deportazione. È un progetto ideologico che mira a dividere la popolazione tra chi può appartenere pienamente alla comunità e chi può esserne escluso, fino all’espulsione e alla revoca della cittadinanza su base etnica. Questo è incompatibile con i principi fondamentali della democrazia e dei diritti umani. Evitare di prendere posizione sul contenuto politico e valoriale della manifestazione negata contribuisce alla banalizzazione di movimenti antidemocratici. Ridurre tutto questo a una questione di ordine pubblico significa ignorare una distinzione fondamentale tra chi mette in discussione i diritti fondamentali e chi, al contrario, si mobilita per difenderli. In una democrazia non tutte le idee sono equivalenti sul piano storico e morale: chi promuove esclusione e deportazione non può essere messo sullo stesso piano di chi difende l’eguaglianza e si oppone a ideologie totalitarie. Per questo motivo PS Lugano e Verdi organizzano un momento pubblico di riflessione e invitano cittadine e cittadini, media e istituzioni a partecipare. Remigrazione è deportazione: come contrastare la banalizzazione della barbarie?
L'evento
Sabato 21 febbraio, ore 10.15–12 Sala E, Palazzo dei Congressi Interverranno:
- Sonia Castro, docente didattica della storia DFA
- Markus Krienke, professore di filosofia FTL
- Willy Lubrini, Mendrisiotto Regione Aperta
- Ezio Mauro, ex direttore di Repubblica (in collegamento video)
- Daniele Piazza, giornalista a Berna
Moderatore: Aldo Sofia
L'incontro
L’incontro intende ristabilire una distinzione valoriale chiara tra ideologie che evocano deportazioni e movimenti che si richiamano alla tradizione antifascista democratica. Non si tratta di alimentare tensioni, ma di impedire che concetti carichi di memoria storica vengano normalizzati nel dibattito pubblico. Allo stesso tempo, pur nel rispetto delle competenze dell’autorità comunale, riteniamo fondamentale rivolgere un appello al Sindaco e al Dicastero diretto dalla municipale Valenzano Rossi affinché, nella gestione di eventuali manifestazioni non autorizzate, venga garantito il principio di proporzionalità nell’uso della forza.

