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Raoul Ghisletta - Volpi svizzere e volpi straniere nei pollai
Redazione
12 anni fa

C’era una volta un Paese felice in mezzo all’Europa che aveva tante volpi e tanti pollai. Ad un certo punto alcune volpi indigene, stufe di dover faticare nel procacciarsi il cibo nelle foreste e desiderose di arricchirsi velocemente, decisero di assaltare i pollai con mezzi tecnologici molto avanzati, sfruttando le lacune delle leggi. Siccome gli abitanti del Paese non erano avvezzi a tali assalti le recinzioni dei loro pollai lasciavano molto a desiderare, facilitando i ricchi bottini per le volpi audaci. La voce tra le volpi in Europa si spargeva e giungeva sino alle contrade più lontane, attirando un certo numero di volpi straniere audaci e affamate.

La classe politica di quel Paese felice riteneva che non fosse necessario investire nel rafforzamento delle misure di protezione dei pollai, in quanto troppo costose e complesse, anche perché tutto sommato la maggior parte delle volpi indigene continuava a cacciare nei boschi e non assaltava i pollai. Ma la facilità del guadagno per le volpi disoneste e l’afflusso di volpi estere della medesima risma ruppe progressivamente l’equilibrio e scatenò un movimento di xenovolpia al punto che la classe politica decise di chiudere sempre più le frontiere per le volpi estere. Partiti e giornali xenovolpici continuavano ad elencare i problemi causati dalle volpi estere, sorvolando tuttavia sui danni causati dalle volpi locali. La classe politica di quel Paese pertanto continuò a negligere gli investimenti nella sicurezza dei pollai, a parte poche misure marginali, fatte con il contagocce.

Fuor di metafora, che importa per un contadino e le sue galline la nazionalità di una volpe che fa strage nel pollaio? Che importa se la colpa degli assalti al mercato del lavoro e dell’alloggio è delle volpi disoneste indigene o delle volpi disoneste straniere? Il risultato è lo stesso. E ancora di più ci dovremmo domandare: è più efficace impedire l’accesso al Paese delle volpi straniere o aumentare le misure di protezione dei pollai? È più importante proteggere i lavoratori e gli inquilini con leggi che ne rafforzino la difesa o chiudere le frontiere lasciando che le volpi svizzere disoneste continuino ad agire praticamente indisturbate?

Sinistra e sindacati pensano che occorra sopratutto rafforzare i diritti di chi lavora in Svizzera: con contratti collettivi di lavoro, con leggi che favoriscono i controlli sindacali e con salari minimi per tutti che contrastino lo sfruttamento del lavoratore sul posto di lavoro, in particolare se poco qualificato e formato.

Sinistra e associazioni inquilini pensano pure che occorra rafforzare i diritti degli inquilini in Svizzera: gli sfratti collettivi a Lugano in Via Simen 6 a Molino Nuovo, in Via Canevascini 26 a Besso, in Via Emilio Rava 11 a Viganello e alla Sguancia a Pazzallo mostrano che bisogna intervenire con leggi che impediscano tali pratiche vergognose. Bisogna anche investire in un piano comunale e un piano cantonale dell’alloggio che aumenti l’offerta di alloggi a prezzi accessibili. Inoltre sappiamo che sempre più immobiliaristi ne approfittano per aumentare alla chetichella gli affitti, senza che gli inquilini si difendano a sufficienza, per cui le leggi cantonali e federali contro gli aumenti abusivi degli affitti devono pure essere rafforzate. L’inerzia dei partiti borghesi (nel nome del laissez faire, laissez aller) e la politica xenofoba dei populisti non si risolvono i problemi del mercato del lavoro e del mercato dell’alloggio, ma li amplificano sempre più.

Raoul Ghisletta, presidente PS Lugano

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