
Al presidente del PLRT Gianora ricordo che da decenni la Cassa pensioni dei dipendenti dello Stato è guidata, nel bene e nel male, da un consigliere di Stato del suo Partito. Ora la Cassa è diretta dalla consigliera Sadis, che, contrariamente ai suoi predecessori, nella revisione della legge Cassa pensioni adotta la sua modalità di gestione: imporre soluzioni contabili e senza consenso nel Paese. Non è colpa del Sindacato VPOD se Sadis non sa dialogare e non è flessibile. Da vari mesi noi diciamo ai consiglieri di Stato e al personale cantonale: fermate questa revisione della legge cassa pensioni socialmente e finanziariamente costosissima. Prima che sia troppo tardi, fermate la nave e aprite una trattativa con i sindacati, che permetta di rivedere gli obiettivi della revisione e di coniugare la revisione con un’adeguata politica del personale e con il rispetto dei pensionati.
Infatti l'obiettivo di ricapitalizzazione della Cassa al 100% voluto da Sadis è al di sopra del limite di legge federale (80%) e il piano di ricapitalizzazione concepito nel 2008 è ampiamente superato.
Per gli assicurati attivi il nuovo piano pensionistico basato sul primato dei contributi rappresenta un peggioramento ben superiore al 7-9% di cui parla Sadis: le percentuali di Sadis sono basate infatti su calcoli che non possono predire il (cattivo) rendimento del patrimonio degli assicurati (fatto determinato dal passaggio della Cassa al primato dei contributi) e non considerano l'allungamento della durata assicurativa del piano assicurativo da 40 a ben 45 anni! Questo piano va assolutamente migliorato, perché sostanzialmente rende impossibili i prepensionamenti: poliziotti, docenti, infermieri, ecc. secondo Sadis e Gianora dovranno lavorare fino a 65 anni con stipendi inadeguati e con pensioni inadeguate?
Infine ricordo ai due esponenti del PLRT che i pensionati della Cassa hanno già perso l’8% di carovita nell’ultimo decennio. Ora si prospetta loro dal 2012 un mancato adeguamento al rincaro delle rendite sino al 15% in un primo blocco; in seguito in seno alla Cassa si ipotizza la compensazione di 1/3 del carovita (in realtà la modifica di legge non garantisce nemmeno questo), che maturerebbe in un secondo blocco. Considerando una durata di pensionamento di 30 anni e un tasso annuo d'inflazione medio del 1,5%, su 30 anni la perdita finale sulla rendita di un pensionato potrebbe pertanto arrivare al 30%. Ma stiamo scherzando? I pensionati si ritroverebbero a subire passivamente la decurtazione delle rendite a seguito del mancato carovita: infatti non possono opporsi con azioni sindacali, né possono cambiare datore di lavoro o migliorare la loro carriera professionale. Per il Sindacato VPOD occorrono pertanto importanti correttivi della legge per eliminare questa grave stortura.
Raoul Ghisletta, segretario VPOD
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