
Non solamente l’industria (oltre 13'000 frontalieri), l’edilizia (quasi 6'000 frontalieri) e la ristorazione (oltre 2'000 frontalieri) sono dei settori critici per l’occupazione dei residenti, per motivi legati in parte alla cultura ticinese e in parte alle condizioni di lavoro offerte: cultura e condizioni di lavoro che si tratta secondo noi di cambiare e migliorare, anziché procedere a demonizzare il fenomeno del frontalierato a fini politici come fanno taluni partiti. Oltre ai citati settori anche il commercio all’ingrosso (oltre 3'000 frontalieri) e il commercio al dettaglio (quasi 3'000 frontalieri) segnano una forte presenza dell’occupazione di frontalieri. E gli ultimi mesi sembrano indicare una crescita del ricorso ai frontalieri in questo settore. Una riflessione politica su questo settore si impone a nostro avviso, se si pensa che il commercio ha chiesto e chiede al consumatore residente di fare la spesa in Ticino per sostenere l’economia locale! Sicuramente ci sono ditte (non tutte, ma una parte) che “stanno giocando sporco” nel settore del commercio, offrendo condizioni di lavoro precarie (lavoro a ore e su chiamata) e salari assolutamente inadeguati per i residenti. In queste condizioni come può inoltre il settore ticinese del commercio esigere e ottenere dal Dipartimento finanze economia/Consiglio di Stato deroghe all’apertura dei negozi ed estensioni degli orari di apertura dei negozi, quando c’è un simile trend occupazionale? Riteniamo che sia ora che il Dipartimento finanze economia/Consiglio di Stato “batta i pugni sul tavolo” con chi approfitta della libera circolazione della manodopera per fare i propri affari, peggiorando le condizioni di lavoro, e si disinteressa dell’occupazione dei residenti! Ricordiamo che nel mese di maggio 2010 risultano iscritte ben 783 persone disoccupate, che cercano lavoro nel settore del commercio e della vendita. È indubbiamente una situazione inaccettabile politicamente ed economicamente. Chiediamo pertanto al Consiglio di Stato: quali sono i dati precisi sulla presenza dei frontalieri nei vari settori/ditte del commercio? È vero che sono in crescita anche nell’ultimo anno? In quale tipo di negozi e ditte? Quali sono le cause di questa crescita dei frontalieri? Come e quando intende intervenire, in maniera decisa, presso le ditte del commercio che non assumono residenti od offrono condizioni di lavoro inadeguate per i residenti? È disposto a sospendere tutte le deroghe di aperture dei negozi concesse in base alla legge federale per contrastare questa situazione, se tali ditte rimarranno insensibili ai richiami politici? Intende fornire all’opinione pubblica regolari dati, organizzati per settore, che raffrontino il numero di disoccupati/persone residenti in cerca d’impiego e i frontalieri? Come giudica i dati sulla formazione di apprendisti nel settore del commercio e le loro possibilità d’impiego? Raoul Ghisletta, Saverio Lurati, deputati PS in Gran Consiglio
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