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Raoul Ghisletta - No all’improvvisazione nella sorveglianza carceraria
Redazione
13 anni fa

No all’improvvisazione nella sorveglianza carceraria Si avvicina la domenica 22 settembre, in cui il popolo ticinese deciderà in merito alla privatizzazione parziale della sorveglianza carceraria in Ticino. Il popolo ticinese ha sempre difeso con forza i servizi pubblici fondamentali: poste, ferrovie, scuole, servizi sanitari, aziende elettriche, polizia. Penso che farà lo stesso per le carceri, dato che ben 9'000 cittadini (ne bastavano 7'000) hanno firmato il referendum contro la facoltà di affidare ad agenzie private la sorveglianza di determinate categorie di detenuti. Noto tuttavia che in queste ultime settimane crescono le improvvisazioni dei fautori della privatizzazione carceraria parziale, che cercano di vendere lucciole per lanterne al popolo ticinese. Innanzi tutto il Consiglio di Stato ci ha messo del suo nell’opuscolo informativo, assicurando che gli agenti assunti dalle ditte private saranno svizzeri: peccato che una sentenza del tribunale cantonale abbia già demolito questa garanzia nel caso della privatizzazione della ronda esterna del penitenziario cantonale. Un’altra figuraccia il Governo l’ha rimediata nei confronti della Commissione nazionale per la prevenzione della tortura, tirata in ballo scorrettamente nel medesimo opuscolo: quest’ultima lo scorso 12 settembre ha precisato di non aver mai raccomandato l’assunzione di agenti privati! Su questa linea di disinformazione prosegue venerdì 13 settembre Bruno Ongaro, che in un articolo apparso sul Giornale del Popolo, scrive che gli agenti assunti dalle ditte private di custodia saranno sottoposti addirittura alla LORD, la legge sugli impiegati cantonali… Ohibò, forse che Ongaro conosce già la ditta che vincerà la gara d’appalto e che questa gli ha rivelato che applicherà ai suoi agenti la scala stipendi cantonali? Discutibile è anche l’argomento di Galusero, Gobbi e altri, secondo i quali la modifica di legge serve ad evitare che i poliziotti vadano in carcere a sorvegliare i detenuti in caso di picchi di lavoro, lasciando scoperto il territorio. È un argomento facilmente rovesciabile: perché non creare un nucleo di agenti di custodia cantonali polivalenti, che sarebbero svizzeri e sottoposti a regole contrattuali dignitose, in modo da impiegarli su più fronti in caso di bisogno? Essi sarebbero agenti pubblici formati che potrebbero dare una mano sia agli agenti di custodia del penitenziario, sia agli agenti della polizia cantonale (e il lavoro non manca). Da ultimo va sottolineata la presa di posizione della Federazione Agenti di Custodia Ticino e del Gruppo VPOD Penitenziario. Le due associazioni, che sanno di cosa si parla, sono contrarie alla privatizzazione parziale, perché per lavorare in carcere e per una corretta presa a carico delle persone da sorvegliare bisogna essere agenti di custodia con attestato professionale federale e non agenti di sicurezza: “non si può fare il panettiere con un attestato di giardiniere” – scrivono giustamente le due associazioni professionali. In conclusione, votiamo NO alla privatizzazione, perché il Cantone non deve e non può speculare nell’ambito della sicurezza: lo Stato deve invece formare ed assumere agenti di custodia cantonali in numero sufficiente presso le carceri e altre strutture detentive per affrontare i compiti esistenti e quelli nuovi!Raoul Ghisletta, segretario Sindacato VPOD Ticino

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