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Raoul Ghisletta: La drammatica crisi dell’industria d’esportazione
Redazione
15 anni fa

Il nostro Paese sta vivendo i gravi problemi valutari che sono apparsi a livello europeo e mondiale. La politica finanziaria irresponsabile di alcuni Stati europei ha provocato la svalutazione dell’euro e i medesimi mali si ritrovano alla base del calo del dollaro rispetto al franco. Gravissime sono le conseguenze per la nostra industria d’esportazione e importanti sono pure i problemi il settore del turismo. Il rischio maggiore è quello di vedere scomparire a breve termine una parte importante del nostro tessuto industriale. Il mondo politico nazionale sembra impacciato di fronte a questo scenario da incubo, mentre occorrerebbe darsi da fare per mettere in atto un piano federale di salvaguardia dell’industria svizzera, com’è stato fatto per UBS. La Svizzera non può permettersi di perdere decine di migliaia di posti di lavoro esistenti nel settore secondario e di cancellare le prospettive occupazioni per migliaia di giovani. Anche in Ticino aziende importanti e tecnologicamente avanzate come la Precicast di Novazzano e la Timcal di Bodio hanno segnalato l’esistenza del problema del franco forte. Le idee per intervenire in questa crisi ci sono. Il pagamento delle indennità di disoccupazione per i disoccupati, che hanno subito la riduzione dell’orario in azienda, è già stato utilizzato con successo negli scorsi anni, quando c’è stato un calo delle ordinazioni per l’industria: esso potrà tornare ad essere utilizzato, se vi sarà una nuova crisi economica a seguito delle politiche di taglio alla spesa pubblica in atto in Europa e America. Tuttavia nell’immediato per far fronte alle differenze di cambio tra franco ed euro/dollaro occorre certamente introdurre nuovi strumenti di aiuto statale. Ad esempio c’è chi ha proposto un intervento della Confederazione per coprire le perdite legate al cambio delle industrie d’esportazione, che intercorrono tra la fatturazione e l’effettivo pagamento in euro o dollari: in questo ambito l’aiuto potrebbe essere certamente esteso con meccanismi ulteriori. Importante sarebbe pure un sostegno pubblico agli investimenti nel settore industriale e del turismo, per mantenere la competitività delle aziende in Svizzera. Infine il Partito socialista e il sindacato UNIA hanno chiesto nelle scorse settimane un allineamento, perlomeno parziale, del franco rispetto all’euro: ricordiamo qui che i lavoratori di grosse industrie d’oltralpe stanno già facendo importanti sacrifici, nella misura in cui hanno dovuto aumentare il loro orario di lavoro per far fronte alla situazione creata dal franco forte. L’obiettivo della Banca Nazionale Svizzera non può limitarsi a tenere sotto controllo l’inflazione, ma deve essere anche quello di intervenire a favore dell’economia reale, pesantemente colpita dal crollo dell’euro e del dollaro. In conclusione questa situazione dimostra, com’è stato il caso del pesante tracollo bancario di UBS, l’importanza del ruolo dello Stato per salvaguardare le aziende private quando le cose vanno male e di conseguenza l’importanza di garantire allo Stato entrate fiscali sufficienti per poter intervenire sui grandi problemi. Dobbiamo abbandonare l’ideologia neoliberista degli sgravi fiscali fatti allo scopo di indebolire lo Stato e dobbiamo accordare allo Stato i giusti mezzi per permettergli di condurre una politica economica, della formazione e dell’intervento sociosanitario, che consenta di mantenere anche in futuro il livello di benessere raggiunto nel nostro Paese. di Raoul Ghisletta, sindacalista e candidato PS al Consiglio nazionale

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