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Raoul Ghisletta: 'Immobilismo PLR e PPD anche nel 2010'
Redazione
17 anni fa

Il discorso d’inizio anno della neopresidente Leuthard è stato sicuramente azzeccato nella sua parte ideologica: l’attenzione ai più deboli, l’appello alla solidarietà e l’invito al senso di responsabilità individuale nei momenti di difficoltà sono certamente valori importanti per il nostro Paese, che dobbiamo coltivare. Per contro nella sua parte politica la consigliera federale ha fatto un discorso estremamente debole, senza offrire prospettive minime di riforma, in particolare per il Consiglio federale. Tutti vedono che il Governo federale fa acqua da tutte le parti nell’affrontare le crisi internazionali cui è confrontata la Svizzera e nel gestire dossier importanti come ad es. quello della salute, della formazione, dell’ambiente, della sicurezza sociale. Non basta pensare di fare qualche seduta in più del Consiglio federale o proporre di razionalizzare i rapporti con le commissioni parlamentari per gettare le basi per un funzionamento migliore dell’esecutivo. Come non basta parlare l’italiano, per quanto encomiabile sia da parte della presidente della Confederazione, per capire i problemi della Svizzera italiana e per gestire i rapporti con l’Italia. La riforma dell’esecutivo federale è un nodo centrale per migliorare il funzionamento del sistema politico elvetico, sia nei suoi rapporti interni, sia nei suoi rapporti esterni. Da decenni questa riforma è ferma al palo. Siamo praticamente l’unica Nazione al mondo ad avere un governo-microbo, formato da 7 governanti che si barcamenano su una quantità enorme di temi, affidandosi de facto per molti aspetti agli alti funzionari. Come Svizzera di lingua italiana ne risentiamo da sempre, in quanto rimaniamo esclusi dalla stanza dei bottoni federale per lunghi periodi: ciò che ci danneggia particolarmente in questo momento di crisi tra Ticino e Italia, ma che impoverisce anche lo scambio tra la nostra realtà politico-culturale e quella confederale. Si impone quindi un aumento del numero dei consiglieri federali, sia per motivi di razionalità ed efficacia politica, sia per motivi di rappresentatività delle minoranze svizzere. L’altra riforma che da anni deve essere affrontata a livello federale è la creazione di una Corte costituzionale (ruolo che un’iniziativa del consigliere nazionale Vischer propone di affidare al Tribunale federale) per garantire il rispetto dei principi fondamentali costituzionali, compresi quelli sanciti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, da parte del legislatore federale, come già avviene per il legislatore cantonale. Questo eviterebbe anche tante discussioni fuorvianti su iniziative popolari di dubbia ricevibilità, come quella sulla proibizione dei minareti, in merito alla quale il Consiglio federale è uscito con le ossa rotte, contrariamente a quanto affermato dalla presidente Leuthard. Purtroppo l’immobilismo della classe politica elvetica, e in particolare del PLR e del PPD, dai quali ci si attenderebbe uno sguardo maggiormente rivolto al futuro, lascia ben poco sperare anche per il 2010 ed accentuerà ulteriormente i deficit di governabilità del Paese. Raoul Ghisletta, capogruppo PS in Gran Consiglio

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