
Negli ultimi 10 anni in Svizzera gli ultrasessantacinquenni sono passati dal 15% al 17% ca. della popolazione e per il 2060 si prevede di arrivare ad una percentuale del 28% ca. All’altro estremo i giovani di meno di 18 anni scenderanno di qui al 2060 dal 21% al 18% ca. Globalmente la popolazione in Svizzera nei prossimi 50 anni aumenterà dagli attuali 7,8 mio. a 9 mio. ca. L’evoluzione demografica della Svizzera richiederà un intervento accresciuto dello Stato per adattare le strutture abitative, la sanità, i servizi sociali, la sicurezza e i trasporti pubblici alle esigenze dettate da una moderna qualità di vita degli anziani e delle famiglie con figli. Chi finanzierà tutto questo? È importante che la Confederazione ed i Cantoni possano contare su adeguate risorse fiscali, per non far pesare in modo socialmente ingiusto questo tipo di costi sulle famiglie e sugli anziani. Bisogna evitare ad es. che i premi casse malati diventino proibitivi per gli anziani e famiglie, bisogna fare in modo che le fatture dei servizi a domicilio e le rette delle case anziani rimangano ragionevoli. Lo stesso discorso deve valere per i costi di asili nido, mense e doposcuola per ragazzi, che vanno mantenuti bassi per favorire la conciliazione tra lavoro e famiglia e che sono indispensabili per le coppie che vogliono avere figli. Un’efficace politica famigliare deve poi prevedere un aumento degli assegni per figli e un’introduzione generalizzate delle indennità di famiglia (strumenti molto più efficaci degli sgravi fiscali, che sono in realtà regali soprattutto per i ricchi). Se la progressiva riduzione della quota dei giovani desta preoccupazione ed esige lo sviluppo di una politica famigliare più incisiva, il fenomeno dell’invecchiamento della popolazione svizzera non va drammatizzato. È fondamentale in particolare mantenere intatte le prestazioni dell’AVS e del secondo pilastro (e adeguarle al costo della vita), perché sono strumenti chiave per garantire il tenore di vita degli anziani e il livello dei consumi interni. Nel dibattito sull’invecchiamento della popolazione si cita spesso il dato relativo al rapporto tra attivi e pensionati: nel 1950 vi era 1 pensionato per 6 persone attive, 1 per 4 nel 2000e per il 2020 la Confederazione stimava il rapporto a 1 pensionato ogni 3 attivi. In realtà la tendenza negativa è stata frenata dalla forte immigrazione di lavoratori dall’Unione europea, che ha alimentato la recente crescita economica della Svizzera e ha permesso di finanziare meglio del previsto l’AVS. Inoltre il parametro attivi/pensionati va completato con quello relativo alla percentuale di spese a carico di un’economia domestica per finanziare AVS e secondo pilastro, percentuale che dipende dall’evoluzione del reddito delle economie domestiche. I ricercatori del Politecnico federale stimano da un lato che la percentuale per finanziare AVS e secondo pilastro tra il 2000 e il 2030 aumenterà dal 23% al 28%, ma dall’altro che il reddito complessivo medio di un’economia domestica (grazie allo sviluppo economico) crescerà del 60%. Pertanto in termini assoluti non vi sarà un peggioramento del reddito disponibile delle economie domestiche dovuto all’invecchiamento della popolazione. La sfida è tutta qua: fare in modo che i redditi dei lavoratori crescano in modo adeguato nei prossimi anni, considerando l’evoluzione demografica, ed evitare che i guadagni finiscano sempre più nelle tasche dei grandi manager e dei super ricchi. di Raoul Ghisletta, candidato PS al consiglio nazionale
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