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Raoul Ghisletta: Elvezia invecchia bene o male?
Redazione
15 anni fa
"Se la progressiva riduzione della quota dei giovani desta preoccupazione ed esige lo sviluppo di una politica famigliare più incisiva, il fenomeno dell’invecchiamento della popolazione svizzera non va drammatizzato"

Negli ultimi 10 anni in Svizzera gli ultrasessantacinquenni sono passati dal 15% al 17% ca. della popolazione e per il 2060 si prevede di arrivare ad una percentuale del 28% ca. All’altro estremo i giovani di meno di 18 anni scenderanno di qui al 2060 dal 21% al 18% ca. Globalmente la popolazione in Svizzera nei prossimi 50 anni aumenterà dagli attuali 7,8 mio. a 9 mio. ca. L’evoluzione demografica della Svizzera richiederà un intervento accresciuto dello Stato per adattare le strutture abitative, la sanità, i servizi sociali, la sicurezza e i trasporti pubblici alle esigenze dettate da una moderna qualità di vita degli anziani e delle famiglie con figli. Chi finanzierà tutto questo? È importante che la Confederazione ed i Cantoni possano contare su adeguate risorse fiscali, per non far pesare in modo socialmente ingiusto questo tipo di costi sulle famiglie e sugli anziani. Bisogna evitare ad es. che i premi casse malati diventino proibitivi per gli anziani e famiglie, bisogna fare in modo che le fatture dei servizi a domicilio e le rette delle case anziani rimangano ragionevoli. Lo stesso discorso deve valere per i costi di asili nido, mense e doposcuola per ragazzi, che vanno mantenuti bassi per favorire la conciliazione tra lavoro e famiglia e che sono indispensabili per le coppie che vogliono avere figli. Un’efficace politica famigliare deve poi prevedere un aumento degli assegni per figli e un’introduzione generalizzate delle indennità di famiglia (strumenti molto più efficaci degli sgravi fiscali, che sono in realtà regali soprattutto per i ricchi). Se la progressiva riduzione della quota dei giovani desta preoccupazione ed esige lo sviluppo di una politica famigliare più incisiva, il fenomeno dell’invecchiamento della popolazione svizzera non va drammatizzato. È fondamentale in particolare mantenere intatte le prestazioni dell’AVS e del secondo pilastro (e adeguarle al costo della vita), perché sono strumenti chiave per garantire il tenore di vita degli anziani e il livello dei consumi interni. Nel dibattito sull’invecchiamento della popolazione si cita spesso il dato relativo al rapporto tra attivi e pensionati: nel 1950 vi era 1 pensionato per 6 persone attive, 1 per 4 nel 2000e per il 2020 la Confederazione stimava il rapporto a 1 pensionato ogni 3 attivi. In realtà la tendenza negativa è stata frenata dalla forte immigrazione di lavoratori dall’Unione europea, che ha alimentato la recente crescita economica della Svizzera e ha permesso di finanziare meglio del previsto l’AVS. Inoltre il parametro attivi/pensionati va completato con quello relativo alla percentuale di spese a carico di un’economia domestica per finanziare AVS e secondo pilastro, percentuale che dipende dall’evoluzione del reddito delle economie domestiche. I ricercatori del Politecnico federale stimano da un lato che la percentuale per finanziare AVS e secondo pilastro tra il 2000 e il 2030 aumenterà dal 23% al 28%, ma dall’altro che il reddito complessivo medio di un’economia domestica (grazie allo sviluppo economico) crescerà del 60%. Pertanto in termini assoluti non vi sarà un peggioramento del reddito disponibile delle economie domestiche dovuto all’invecchiamento della popolazione. La sfida è tutta qua: fare in modo che i redditi dei lavoratori crescano in modo adeguato nei prossimi anni, considerando l’evoluzione demografica, ed evitare che i guadagni finiscano sempre più nelle tasche dei grandi manager e dei super ricchi. di Raoul Ghisletta, candidato PS al consiglio nazionale

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