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Raoul Ghisletta - Cause e pericoli delle finanze cantonali in rosso
Redazione
15 anni fa

Il preventivo 2012 del Canton Ticino è passato, grazie a PPD e PLRT, all’insegna della divisione e della confusione politica. I voti del centro politico hanno dato luce verde a un preventivo, che presenta un disavanzo di 255 milioni di franchi, con un rapporto di maggioranza che non indica alcuna prospettiva politica. UDC e Verdi hanno firmato un rapporto di minoranza contrario, che perora quale soluzione la via dei tagli, senza dire quali debbano essere, segnando peraltro una convergenza politica che ha dell’incredibile. La Lega dei Ticinesi, pur essendo partito di maggioranza in Governo, si è astenuta sul voto del preventivo, issando sulla nave la bandiera dei tagli alla spesa e guardandosi anche lei bene dal dire quali debbano essere. Infine, pure il Partito socialista si è astenuto, chiedendo maggiori entrate per consentire allo Stato di assolvere i suoi compiti. Due partiti di governo su quattro (che numericamente detengono la maggioranza dei seggi in Governo) si sono pertanto astenuti, il che è pure un segnale di caos politico. Le cause contingenti della crisi finanziaria del Cantone sono prevalentemente dovute allo scaricabarile della Confederazione (che si ritrova adesso nelle cifre nere) e non sono imputabili alla gestione del Cantone: riduzione per 72 mio. Fr delle entrate dalla Banca nazionale, riduzione per 16 mio Fr. dalla perequazione intercantonale delle risorse; nuova spesa di 85 mio. Fr per finanziare le cliniche private imposta dal Parlamento federale; crescita di 6,5 mio. Fr della spesa per il settore dell’assistenza, collegabile al peggioramento della Legge federale disoccupazione. Vi sono poi da considerare i costi progressivamente travasati dai Comuni al Cantone negli anni passati (ripartizione dei costi ospedali/case anziani/spitex fissata dall’iniziativa Donadini; costi per assicurazioni sociali eccedenti il tetto massimo fissato per i Comuni dall’iniziativa Pezzati) e la mancata partecipazione dei Comuni ai costi delle strutture per invalidi (finanziati dalla Confederazione sino al 2007, scaricati al 100% sul Cantone). Tra il 2000 e il 2010 il moltiplicatore medio dei Comuni è sceso da 83 punti a 78 punti, beneficiando ovviamente in modo massiccio ai ricchi concentrati in talune zone dorate (e poi ci si stupisce che i ricchi diventano sempre più ricchi!). Infine vi sono gli sgravi fiscali “senza rete” effettuati una decina d’anni fa, che condizionano ancora la politica finanziaria cantonale e comunale: ovviamente l’analisi delle entrate fiscali nel tempo deve essere fatta considerando la crescita della popolazione e l’inflazione, senza lasciarsi ingannare dalle bolle finanziarie. In conclusione possiamo dire due cose: il Canton Ticino vive al di sopra delle sue possibilità, dato che per pagare il funzionamento dello Stato deve indebitarsi, e questo strutturalmente e non in maniera contingente, senza dimenticare il fatto che la crisi economica in atto peggiorerà la situazione e che il debito della Cassa pensioni non è certo solamente un debito virtuale; i partiti politici cantonali sono incapaci di formare una maggioranza che indichi la via d’uscita da questa situazione finanziaria strutturale molto negativa e delicata. La disunione politica “all’italiana” nuoce al Canton Ticino che, per sopravvivere come territorio in un mondo globalizzato, ha bisogno di uno Stato regionale forte, che sappia investire: nella formazione, nella ricerca, nelle infrastrutture per le comunicazioni (se del caso anche sopperendo le lacune della Confederazione, vedi Alptransit a sud di Lugano), nelle strutture turistiche e ricreative, nella produzione elettrica, nella valorizzazione dell’ambiente, nella razionalizzazione degli enti comunali, ecc. Urge pertanto una politica diversa per le finanze e l’amministrazione del Cantone, che sia volta a difendere il territorio ticinese e a favorirne uno sviluppo equilibrato in questa fase di globalizzazione e crisi economica. Raoul Ghisletta, consigliere comunale PS Lugano

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