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Raffaele De Rosa: L'amnistia fiscale è già morta?
Redazione
16 anni fa

Ho letto con mol to interesse l'edito riale di Giovanni Galli sul Corriere del Ticino. Si sono messe in evidenza, con di sarmante lucidità, le crescenti difficol tà che sta riscon trando la proposta di amnistia fiscale cantonale. Non en tro nel merito della necessità di inserire il tema dell'amnistia fiscale all'interno di un discorso più ampio di riforma della fi scalità. Oggi sarebbe infatti sin troppo fa cile ribadire l'opportunità di integrare l'amnistia all'interno di un quadro di sgravi fiscali (che coinvolga, oltre alle per sone fisiche, anche le aziende) e comple tarla con un pacchetto di sostegno al red dito per il ceto medio e i redditi bassi. Te mi da campagna elettorale. Per tornare all'amnistia, ho percepito mol to negativamente il segnale lanciato dal la consigliera di Stato Sadis, secondo la quale l'asticella dello «sconto» non do vrebbe superare l'80% («tassa di amni stia» al 20%). Intendiamoci, la presa di posizione è certamente legittima, anche se non posso nascondere che mi ha la sciato un poco perplesso. La proposta del PPD - accolta favorevolmente dal grup po PLR, dall'UDC e da una parte dei rap presentanti della Lega - prevede invece di dimezzare tale tassa dal 30% al 15% e parte da due presupposti, che si possono anche non condividere. Ma allora lo si dica. Innanzitutto l'ultima amnistia, ri salente al lontano 1969, non prevedeva nessuna tassa. Secondariamente vi è la necessità di rendere più appetibile l'am¬nistia. In questo senso, personalità auto revoli, ritengono che i fondi pronti a rie mergere siano molti di più rispetto a quel li stimati dal Governo. Pertanto, vi sono buone ragioni per credere che la riduzio ne della tassa, come proposto dal PPD, potrà essere compensata da una riemer sione maggiore di capitali non dichiara ti. E tali introiti fiscali permetteranno di coprire importanti oneri supplementari - oggi ancora non quantificabili con pre cisione - ai quali il Cantone dovrà fare fronte a breve termine: pensiamo al pia no di risanamento della Cassa pensioni dei dipendenti dello Stato oppure alla ri forma della LAMal. Senza dimenticare che i capitali non dichiarati rientreran no nel circuito economico per essere spe si e contribuire così alla timida ripresa congiunturale in atto. Per concludere, non è tanto la differenza del 5% tra DFE e maggioranza della Commissione tribu taria che preoccupa, quanto piuttosto il segnale politico inviato in un contesto in cui il già di per sé debole consenso appa re appeso a un filo. A meno che la volon tà non dichiarata di una tale uscita, sia quella di affossare tutto. Raffaele De Rosa, deputato PPD al Gran Consiglio

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