
Il recente inserimento di un cittadino svizzero, l’ex colonnello Jacques Baud, nelle liste sanzionatorie dell’Unione Europea (UE), sulla base di regolamenti adottati ed estesi senza alcun procedimento giudiziario e in assenza di qualsiasi atto penalmente rilevante o violazione di legge accertata, rappresenta un fatto gravissimo che non può essere minimizzato. Siamo di fronte a un atto politico punitivo, arbitrario e privo delle garanzie fondamentali dello Stato di diritto, che colpisce non dei reati accertati, ma opinioni, analisi intellettuali e prese di posizione considerate scomode dal potere politico di Bruxelles.
Questa vicenda dimostra come l’UE abbia oltrepassato una linea rossa passando direttamente a silenziare il dissenso. Le sanzioni adottate non sono il risultato di un processo, non derivano da una condanna pronunciata da un tribunale indipendente, non garantiscono il diritto alla difesa. Si tratta di misure amministrative dal carattere apertamente politico applicate in modo arbitrario con criteri opachi e discrezionali. L’UE sta violando apertamente non solo lo Stato di diritto ma anche i principi che la Costituzione federale svizzera sancisce in modo inequivocabile: la libertà di opinione e d’informazione, la libertà di credo e di coscienza, nonché la tutela delle garanzie procedurali fondamentali. Non possiamo accettare che l’UE colpisca un cittadino svizzero per le sue idee, senza processo e senza possibilità di contraddittorio, ponendosi in rotta di collisione con i principi storici della Svizzera, fondati sulla neutralità e sul rispetto delle libertà civili.
Ancora più preoccupante è il precedente che viene così creato. Se oggi si sanziona chi esprime analisi o opinioni non allineate alla narrazione dominante, domani chi sarà il prossimo? Giornalisti, ricercatori, militanti politici di opposizione come noi comunisti, cittadini che esprimono una critica? La cosiddetta “libertà di parola”, tanto sbandierata nei discorsi ufficiali dell’UE, sembra valere solo finché non mette in discussione gli interessi geopolitici, economici e militari delle élite dominanti. Questa deriva repressiva non rafforza la democrazia, ma la svuota; non protegge la pace, ma alimenta la polarizzazione e l’intimidazione.
Chiediamo con forza che le autorità svizzere, a partire dal Dipartimento federale degli affari esteri, intervengano per difendere i diritti costituzionali dei nostri concittadini e per riaffermare la sovranità giuridica e democratica della Confederazione. La Svizzera non può accettare passivamente che decisioni arbitrarie prese a Bruxelles producano effetti devastanti sui diritti fondamentali delle persone. Il cittadino Jacques Baud non solo deve godere della protezione consolare svizzera ma il Consiglio federale deve formalmente protestare contro l’UE e impedire a ogni istituzione svizzera (comprese banche, ecc.) di applicare anche solo indirettamente tali sanzioni illegali contro un nostro concittadino.
Il Partito Comunista respinge questa nuova caccia alle streghe contro il dissenso politico e invita la popolazione a firmare la petizione a sostegno del cittadino Jacques Baud: Petition · Soutenons Jacques BAUD! - Switzerland · Change.org
Partito Comunista

