
Lo scorso venerdì 6 febbraio la TSI 1 ha mandato in onda la trasmissione Patti chiari: "inchieste, confronti e testimonianze per fare sentire la voce del pubblico". Il primo tema della puntata, riferito alle Case per anziani, è stato introdotto dalle seguenti affermazioni: "troppi sedativi, scarsa assistenza e terapie pagate non somministrate"! Il conduttore Lorenzo Mammone si chiede: "Casi singoli o realtà diffuse? Domande per aprire un dibattito, senza colpevolizzare nessuno". A detta del giornalista sembrerebbe non essere facile acquisire testimonianze, perché i parenti temono per le possibili conseguenze a danno dei propri congiunti, mentre gli operatori per il posto di lavoro (sic!). Eppure qualche voce si alza per dire che nelle Case per anziani vi è carenza di personale, i turni di riposo non vengono rispettati, i campanelli degli anziani vengono scollegati, i pannoloni non sono sostituiti con la necessaria regolarità e un'anziana viene addirittura ritrovata imbavagliata. E, dulcis in fundo, alcune testimonianze riferiscono di anziani entrati in alcune Case in condizioni di discreto orientamento per ritrovarsi a distanza di poche settimane, completamente apatici, sedati e inebetiti. Come minimo ci vorrebbe più trasparenza verso i parenti sui tipi di farmaci somministrati, si afferma nel filmato. Un quadro terribile, quasi kafkiano, con risvolti di tipo penale, che merita alcune puntualizzazioni. Dal punto di vista generale il taglio della trasmissione risulta essere inaccettabile. Se vi sono segnalazioni di anziani costantemente sedati quando non addirittura imbavagliati o Istituti che operano al di fuori del quadro legislativo cantonale (contratti di prestazione) e federale (LAMAL) è giusto e necessario che siano immediatamente inoltrate agli organi competenti (la Direzione dell’Istituto, l’Ufficio del medico cantonale, le Assicurazioni malattia, la Magistratura). Insinuare il dubbio che gli anziani affidati alle Case di cura sono detenuti in condizioni disumane e che il personale è vessato dalle Direzioni delle Case stesse, oltre che non essere coerente con la premessa della trasmissione, che si propone di “aprire un dibattito, senza colpevolizzare nessuno”, è tendenzioso, poco o nulla rispettoso della dignità e della professionalità di tutti gli operatori del settore che si dedicano con passione al proprio lavoro, ed è pericoloso perché suscita nel cittadino inquietanti allarmismi. In altre parole ci sembra essere un approccio del tutto estraneo al legittimo intento di una seria e oggettiva informazione. Più nel merito delle asserzioni passate nel filmato facciamo presente che: 1) La dotazione di personale nelle Case di cura è normato dal Cantone, che subordina il sussidiamento delle strutture in funzione del rispetto delle disposizioni vigenti in materia di qualità (quali, per esempio, la quantità e la qualità del personale, i tipi e la quantità delle prestazioni, gli indicatori di verifica delle prestazioni stesse). La pretesa carenza di personale non è pertanto una realtà verosimile, anche se tale percezione può essere compresa alla luce del fatto che una Casa per anziani non è solo un luogo di cura, ma di vita. E, si sa, che sul piano delle relazioni affettive la risposta degli operatori non è mai sufficiente. 2) I medicamenti sono prescritti dai medici e sono ovviamente commisurati ai bisogni terapeutici. La nostra filosofia è quella di usare con estrema cautela medicamenti con molecole altamente sedative, alfine di evitare accumuli e altre patologie legate a sovradosaggi per preservare il più possibile la qualità di vita dell’anziano. In questo contesto vengono favoriti neurolettici con pochi o nessun effetto extrapiramidale, anche se risultano più cari dei vecchi farmaci. Facciamo anche notare che molto spesso vengono diminuiti i medicamenti che il paziente assumeva a domicilio o in ospedale, prima di entrare nelle nostre strutture. 3) Nelle 5 Case per anziani della Citt
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

