
A Franco Celio dico solo che il suo articolo non mi è piaciuto per niente. Non propone altra soluzione che quella di vedermi abbandonare il campo e sa benissimo che non lo farò prima che siano trovati i mezzi – non solo finanziari - per assicurare un futuro alle stazioni di montagna nelle quali per oltre dieci anni ho combattuto, ottenendo il rinnovo di concessioni giunte alla scadenza e senza le quali ogni altra iniziativa sarebbe insensata. Oggi la mappa ticinese è completa. Da Campo Blenio ad Airolo tutte hanno una struttura che permette di guardare con speranza almeno ai prossimi 20 anni. E non è sbeffeggiandomi o consigliandomi di volare basso che Franco Celio caverà un ragno dal buco. Ci vuole ben altro; prenda in mano le redini di Carì ed Airolo, faccia delle proposte per convincere chi ha portato qualche franco (svizzero, non Celio) al turismo della Leventina dopo che dalla stessa sono scomparse le importanti industrie che vi erano insediate. Presenti, Celio, delle geniali proposte come lui solo sa fare: a quel punto deciderò che è giunto il momento di lasciare ad altri il compito che mi sono sobbarcato a mie spese, sentendomi sostenuto dai promotori delle iniziative e dalle autorità ticinesi che con forza hanno richiesto a quelle federali il rilascio delle varie concessioni. Campo Blenio e Bosco Gurin l’hanno fatto e, come vede, non sollevo gratuite obiezioni verso chi intende proseguire tenendo conto dell’impegno di chi lo ha preceduto. In caso contrario la risposta alla sua domanda è una sola: quello che lei definisce semplicisticamente “paese reale” è, in realtà, il “club dei giacobini”, al quale solo degli sprovveduti concederebbero regali. Giovanni Frapolli
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