
Cambiano i protagonisti, cambiano le vicende, ma il copione sembra rimanere ostinatamente lo stesso. Anche quest’estate, la scena politica ticinese è stata occupata da vicende che hanno conquistato le prime pagine e incrinato ulteriormente la fiducia dei cittadini.
Ancora una volta, il nostro Cantone si è congelato. I problemi reali della popolazione, pressione salariale, aumento dei costi della salute e della vita, sembrano essere stati nuovamente messi da parte, perché al loro posto sono subentrati svariati scandali.
Non abbiamo intenzione di soffermarci sui dettagli delle vicende, poiché molto è stato detto. Riteniamo però importante osservare la situazione nella sua totalità. Appare un Cantone statico, quasi sospeso, che, per l’ennesima volta concentra le proprie energie, attenzione e il dibattito pubblico su fatti che mettono in discussione la credibilità delle sue istituzioni, mentre i problemi quotidiani della popolazione continuano ad attendere risposte concrete. Cambiano gli attori al centro della scena, mentre i cittadini continuano a essere trattati come comparse. Eppure, in una democrazia, dovrebbero essere loro i protagonisti.
Il già fragile rapporto tra Stato e cittadini viene così messo ancora una volta alla prova. Non ci si dovrebbe poi sorprendere del crescente malcontento generale, della disillusione e dell’astensionismo. Sarebbe bello se vicende simili riuscissero a riempire le persone di voglia di fare, di partecipare e, soprattutto, di cambiare ciò che ci circonda, ma servono energie immense ed è comprensibile quanto sia difficile trovarle quando la fiducia viene logorata un pezzo alla volta. Ognuno reagisce a modo proprio. C’è chi trasforma la delusione in impegno e chi, dopo troppe promesse tradite e esempi da non seguire, sceglie di allontanarsi. Proprio questo dovrebbe preoccupare maggiormente la politica, perché una democrazia vive della partecipazione di cittadini liberi, responsabili e consapevoli, non della loro rassegnazione.
È urgente che la politica torni, dopo lunghe ferie, a occuparsi dei problemi della gente e, insieme, si sforzi di ricostruire la fiducia tra Stato e cittadini.
La fiducia è la base del futuro che noi giovani intendiamo costruire per il nostro Cantone. Senza fiducia le istituzioni non rappresentano veramente la comunità e lo Stato perde la consapevolezza necessaria per svolgere bene il proprio compito.
È quindi tempo che la politica cambi copione, prima che siano i cittadini ad abbandonare definitivamente la platea, soprattutto con le nuove generazioni che assistono da tempo a riflettori puntati su attori che dimenticano troppo spesso l’importanza del loro ruolo.
Giovanna Pedroni, Presidente Giovani del Centro Ticino
Luca Taglialatela, Vicepresidente Giovani del Centro Ticino

