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PPD: ristorno dei frontalieri, il Governo incontri subito il Consiglio Federale
Redazione
15 anni fa

Il PPD esprime moderata soddisfazione per il voto unanime della Commissione dell’economia e  dei tributi del Consiglio degli   Stati che   ha   accolto, venerdì   a Lugano,  parte delle richieste contenute  nell’iniziativa cantonale  ticinese,  elaborata dal PPD (firmatari Regazzi, Beltraminelli e Jelmini). È la  prima volta che una commissione delle   Camere federali   riconosce la necessità di riaprire un negoziato con l’Italia. Tocca ora al Consiglio di Stato mantenere alta   la  pressione, affinché le  richieste formulate  dall’iniziativa cantonale  PPD trovino un    adeguato seguito e il Ticino sia   debitamente  coinvolto nelle trattative. Alla luce di questo importante passo in avanti sulla spinosa questione del ristorno dei frontalieri, il PPD ritiene che il Governo ticinese debba attivarsi subito chiedendo un incontro con il Consiglio federale prima della fine dell’estate. Occorre discutere dei contenuti della mozione approvata dalla Commissione degli Stati  e parimenti elaborare una strategia concordata per i negoziati con l’Italia. Il PPD chiede che il Consiglio di Stato – o un suo rappresentante – siano parte attiva e formalmente riconosciuta della delegazione svizzera che negozierà con l’Italia.Per il PPD, il Governo ticinese non deve essere rinunciatario e deve continuare a insistere sui due punti stralciati dalla Commissione. Nello specifico deve perseverare  nel chiedere:  di ridurre l’ammontare del ristorno a carico dal Ticino;  e nel caso in cui, per ragioni politiche, non si riesca a rinegoziazione l’Accordo sui frontalieri, il Consiglio di Stato deve esigere che la   Confederazione   riversi   al Ticino la  differenza tra il ristorno tra il 38.8% concesso all’Italia e il 12.5% concesso all’Austria. Nell’ambito delle discussioni   che   Berna   dovrà   condurre   per   evadere   la   mozione approvata  a  Lugano,  il   Governo ticinese  deve   farsi  promotore di un   incontro   con   il  Governo federale. Urge   spiegare   come   rispetto al 1976 (35   anni   fa!), anno in cui l’Accordo sui   frontalieri  è stato sottoscritto, le condizioni  siano radicalmente cambiate. Sussiste quindi   una crassa disparità di trattamento per rapporto ad altri Cantoni. Il riferimento va in particolare all’Accordo sulle imposte alla fonte rinegoziato con l’Austria nel 2006, che prevede un’aliquota al 12.5% contro il 38.8% che il Ticino deve riversare all’Italia, corrispondente a ca. 50 mio. di franchi all’anno. Dall’entrata in vigore dell’Accordo sui frontalieri il Ticino ha versato ai Comuni di frontiera italiani  oltre 1 miliardo di franchi! Nel   caso in cui la Svizzera  volesse lasciare perdere  le rivendicazioni del Ticino, il PPD invita il Governo ticinese a mantenere la richiesta d’indennizzo da parte della Confederazione.

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