
Il PPD esprime moderata soddisfazione per il voto unanime della Commissione dell’economia e dei tributi del Consiglio degli Stati che ha accolto, venerdì a Lugano, parte delle richieste contenute nell’iniziativa cantonale ticinese, elaborata dal PPD (firmatari Regazzi, Beltraminelli e Jelmini). È la prima volta che una commissione delle Camere federali riconosce la necessità di riaprire un negoziato con l’Italia. Tocca ora al Consiglio di Stato mantenere alta la pressione, affinché le richieste formulate dall’iniziativa cantonale PPD trovino un adeguato seguito e il Ticino sia debitamente coinvolto nelle trattative. Alla luce di questo importante passo in avanti sulla spinosa questione del ristorno dei frontalieri, il PPD ritiene che il Governo ticinese debba attivarsi subito chiedendo un incontro con il Consiglio federale prima della fine dell’estate. Occorre discutere dei contenuti della mozione approvata dalla Commissione degli Stati e parimenti elaborare una strategia concordata per i negoziati con l’Italia. Il PPD chiede che il Consiglio di Stato – o un suo rappresentante – siano parte attiva e formalmente riconosciuta della delegazione svizzera che negozierà con l’Italia.Per il PPD, il Governo ticinese non deve essere rinunciatario e deve continuare a insistere sui due punti stralciati dalla Commissione. Nello specifico deve perseverare nel chiedere: di ridurre l’ammontare del ristorno a carico dal Ticino; e nel caso in cui, per ragioni politiche, non si riesca a rinegoziazione l’Accordo sui frontalieri, il Consiglio di Stato deve esigere che la Confederazione riversi al Ticino la differenza tra il ristorno tra il 38.8% concesso all’Italia e il 12.5% concesso all’Austria. Nell’ambito delle discussioni che Berna dovrà condurre per evadere la mozione approvata a Lugano, il Governo ticinese deve farsi promotore di un incontro con il Governo federale. Urge spiegare come rispetto al 1976 (35 anni fa!), anno in cui l’Accordo sui frontalieri è stato sottoscritto, le condizioni siano radicalmente cambiate. Sussiste quindi una crassa disparità di trattamento per rapporto ad altri Cantoni. Il riferimento va in particolare all’Accordo sulle imposte alla fonte rinegoziato con l’Austria nel 2006, che prevede un’aliquota al 12.5% contro il 38.8% che il Ticino deve riversare all’Italia, corrispondente a ca. 50 mio. di franchi all’anno. Dall’entrata in vigore dell’Accordo sui frontalieri il Ticino ha versato ai Comuni di frontiera italiani oltre 1 miliardo di franchi! Nel caso in cui la Svizzera volesse lasciare perdere le rivendicazioni del Ticino, il PPD invita il Governo ticinese a mantenere la richiesta d’indennizzo da parte della Confederazione.
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