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Fabio Monti
Più sicurezza non era uno slogan!
©Chiara Zocchetti
©Chiara Zocchetti
Redazione
6 giorni fa
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Due accoltellamenti gravi in pochi giorni sono già troppi. La preoccupazione che si respira a Lugano è comprensibile e sarebbe sbagliato minimizzarla.

Ma proprio adesso la politica deve dimostrare serietà.

In campagna elettorale, da più parti, abbiamo parlato di più sicurezza. È facile dirlo davanti a un manifesto. Molto più importante è stabilire cosa significhi quando un fatto grave accade davvero.

Più sicurezza non significa promettere l’impossibile: che nessuno commetterà mai un reato.

Significa avere uomini e mezzi adeguati, presenza sul territorio, prevenzione, videosorveglianza dove è utile, collaborazione tra Polizia cittadina e cantonale e capacità di intervenire rapidamente.

Ed è giusto ricordare ciò che è avvenuto in questi giorni: nei due episodi più gravi i presunti responsabili sono stati identificati e fermati. Le due polizie hanno operato e le indagini hanno prodotto risultati.

Questo non significa dire che tutto va bene.

Al contrario: dobbiamo chiederci se servano più pattuglie nelle ore sensibili, se gli organici siano sufficienti, se esistano fenomeni nuovi da affrontare e se gli strumenti oggi disponibili siano ancora adeguati.

È precisamente questo il compito della politica: riconoscere un problema, valutarlo senza allarmismi e, se necessario, adattare la risposta.

Cercare invece un responsabile politico per ogni gesto criminale significa confondere due piani completamente diversi.

Chi dirige politicamente la sicurezza deve essere giudicato sulle decisioni, sull’organizzazione, sui mezzi messi a disposizione e soprattutto sulla capacità di reagire quando la realtà cambia. Non sull’impossibile pretesa che un episodio criminale non possa mai verificarsi.

Anche l’esperienza di altre città invita alla prudenza. A Copenaghen, alla fine del 2022, si verificarono cinque accoltellamenti in pochi giorni. La risposta non fu dichiarare fallita la politica della sicurezza, ma aumentare la presenza, intensificare le indagini e introdurre controlli straordinari.

È questo l’approccio che serve anche a Lugano: osservare, prevenire, intervenire e, dove necessario, rafforzare.

Niente minimizzazioni. Niente allarmismi. E soprattutto niente ricerca del capro espiatorio.

Se abbiamo chiesto più sicurezza, questo è il momento di dimostrare che non era soltanto uno slogan: sostenendo il lavoro delle nostre forze dell’ordine e mettendo a disposizione, dove necessario, uomini, mezzi e strumenti adeguati.

Perché la sicurezza non appartiene a un partito, a un Dicastero o a una singola persona.

È una responsabilità di tutti.

Fabio Monti, Presidente PLR Distretto di Lugano

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