
«Attualmente nella capitale ci sono 10 associazioni che si occupano dei bambini e delle bambine in età prescolare, ma già nel 2023 uno studio aveva rilevato un deficit di posti. Abbiamo più di un migliaio di bambini nella fascia d’età dagli zero ai tre anni. Ed è ovvio che 260 posti negli asili nido non sono sufficienti». I dati degli iniziativisti sono molto chiari; per questo martedì 14 aprile è stata depositata presso la Cancelleria comunale di Bellinzona l’iniziativa popolare comunale «Più nidi d’infanzia pubblici», promossa dal Partito Socialista di Bellinzona unitamente a Forum Alternativo, Verdi, PiùDonne, Avanti, Noce, PC e il sindacato VPOD. Sindacato che ricorda come Bellinzona sia rimasta indietro ed è l’unico grande centro senza posti di asilo nido pubblici», portando Lugano e Mendrisio ad esempio.
I promotori e le promotrici dell’iniziativa popolare – che l’Associazione per la difesa del servizio pubblico (ASP) invita a firmare – illustrano dati in base a cui si evince che a Bellinzona l’offerta attuale di posti nei nidi non è sufficiente: «Studi recenti indicano un fabbisogno scoperto pari a circa 60 posti. Allo stesso tempo i costi per le famiglie restano elevati e la distribuzione dei servizi sul territorio è disomogenea. Sempre più genitori devono fare capo a soluzioni di accudimento già nei primi mesi di vita dei figli, mentre le reti informali di sostegno sono sempre meno presenti».
L’iniziativa si fonda su alcuni principi chiave che l’ASP condivide pienamente: i servizi per l’infanzia sono una responsabilità collettiva, non solo privata; una migliore conciliabilità tra lavoro e famiglia rafforza l’economia e la società; i primi anni di vita sono fondamentali per lo sviluppo; opportunità e giustizia sociale sono valori da promuovere.
L’ASP ricorda che il servizio pubblico svolge un ruolo fondamentale nella presa a carico dei servizi per l’infanzia, come gli asili nido, perché garantisce condizioni più eque e accessibili rispetto a quelle offerte dal settore privato. Gli asili nido pubblici sono pensati per rispondere a un bisogno collettivo e non a una logica di profitto: questo significa che le tariffe sono generalmente calibrate in base al reddito delle famiglie, permettendo anche a chi ha risorse limitate di accedere a un servizio educativo di qualità. Al contrario, le strutture private possono avere costi elevati e criteri di accesso meno inclusivi, rischiando di creare disuguaglianze tra chi può permettersi il servizio e chi ne resta escluso.
Un altro aspetto cruciale è la garanzia di standard qualitativi e pedagogici omogenei. Il servizio pubblico è soggetto a regolamentazioni e controlli che assicurano la qualità dell’offerta educativa, la formazione del personale e il rispetto dei bisogni dei bambini. Questo contribuisce a creare un ambiente sicuro, stimolante e coerente per lo sviluppo infantile.
La presenza di un’offerta pubblica di asili nido è inoltre determinante per favorire la conciliabilità tra vita familiare e lavoro. Poter contare su un servizio accessibile, affidabile e diffuso sul territorio permette ai genitori di partecipare al mercato del lavoro con maggiore serenità. In particolare, questo ha un impatto diretto sulla parità tra uomini e donne: in assenza di servizi adeguati, sono spesso le donne a ridurre o interrompere la propria attività lavorativa per occuparsi dei figli. L’accesso equo ai servizi per l’infanzia contribuisce invece a una più equilibrata distribuzione delle responsabilità familiari e favorisce l’autonomia economica femminile.
In sintesi, il servizio pubblico negli asili nido non è solo una risposta a un bisogno educativo, ma rappresenta uno strumento essenziale di equità sociale, inclusione e promozione della parità di genere, oltre che un pilastro per sostenere le famiglie nella gestione quotidiana tra lavoro e cura dei figli. Perciò l’ASP invita i cittadini e le cittadine i Bellinzona a firmare l’iniziativa popolare.

