
In occasione dell’Europa Forum di Lucerna del novembre 2012, la consigliera federale Doris Leuthard aveva affermato di volere un rafforzamento della libera circolazione. A seguito di queste affermazioni, nell’interpellanza 12.3996 chiedevo al Consiglio federale di spiegare cosa intendesse con questo rafforzamento e quali fossero le misure d’accompagnamento previste per frenarne gli effetti negativi. Nella sua risposta, il Consiglio federale svicola e non fa menzione di cosa voglia dire “rafforzare la libera circolazione”, limitandosi a constatare la presunta importanza di questo accordo e la presunta efficacia delle misure accompagnatorie, il cui effetto è in realtà circoscritto. Una risposta insoddisfacente e che preoccupa il Ticino, anche alla luce dei dati odierni che dicono che a fine 2012 vi erano nel nostro Cantone 55'554 frontalieri (+5.9% rispetto al 2011): un lavoratore su quattro arriva ormai dall’Italia, con tutte le conseguenze del caso sull’occupazione indigena. La preoccupazione è ancora maggiore se consideriamo che nello studio elaborato dall’Università di Ginevra su mandato del SECO in merito agli effetti della libera circolazione sui salari, il Ticino è menzionato un’unica volta e per di più in una noticina a piè di pagina! Eppure finalmente in Ticino, da destra a sinistra, tutti si sono accorti del problema che non tocca più solo i posti i posti di lavoro non qualificati, bensì anche i posti dirigenziali, gli impieghi d’ufficio, in banche, fiduciarie, assicurazioni e nel settore dei servizi. Nonostante lo studio “Libera circolazione: gioie o dolori?” dell’Ufficio di statistica del Canton Ticino evidenzi tutti i limiti di questo accordo, il Consiglio federale continua a fare orecchie da mercante. Il rischio per il Ticino è di trovarsi presto in braghe di tela. Dato che i margini di manovra sono attualmente limitati, l’augurio è che almeno a livello di posti pubblici, il Consiglio di Stato ticinese accolga la mozione depositata dal Gruppo UDC in Gran Consiglio che chiede di favorire il lavoratore indigeno, sull’esempio di quanto fa il Canton Ginevra. Pierre Rusconi Consigliere nazionale UDC
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