
Interpellanza - Ha ancora senso lo statuto di frontaliere? Dall'entrata in vigore della libera circolazione delle persone, il concetto di frontaliere è radicalmente cambiato, perdendo completamente il proprio senso originario, da un punto di vista semantico e pratico. Se prima era frontaliere chi abitava fino a massimo 20 km dalla frontiera e rientrava quotidianamente al proprio domicilio, ora rientra in questa categoria qualsiasi cittadino straniero che risiede in uno Stato membro dell'UE/AELS e lavora in Svizzera. Questi nuovi frontalieri sottostanno all'obbligo (puramente teorico e spesso poco rispettato) di rientrare al proprio domicilio almeno una volta alla settimana. Strettamente legata al problema del frontalierato è la questione dei ristorni fiscali e degli accordi stipulati con gli altri Paesi, in particolare l'accordo con l'Italia che prevede un tasso anacronistico ed eccessivo del 38.8%! Tasso anacronistico ed eccessivo in quanto calcolato all'epoca in base al numero di rientri quotidiani al domicilio da parte dei frontalieri. Chiedo quindi al Consiglio federale: 1. Date le mutate condizioni, ha ancora senso mantenere lo statuto di frontaliere? 2. Non ritiene necessario che questi nuovi frontalieri vengano parificati a chi risiede in Svizzera almeno dal punto di vista fiscale, rinunciando al versamento dei ristorni? Pierre Rusconi Consigliere nazionale UDC Ticino
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