
Negli ultimi giorni il Consiglio di Stato ha presentato il programma cantonale delle aggregazioni (PCA) e subito si sono levati parecchi scudi da parte di Sindaci e di alcuni partiti. Va sottolineato che il PCA è una proposta molto concreta del Consiglio di Stato per una riorganizzazione istituzionale del Ticino dei prossimi 20 anni, non è pertanto un’imposizione dall'alto come diversi hanno voluto far credere. Il documento in consultazione dà la possibilità ai Municipi, ai partiti e ai gruppi politici di esprimere le proprie osservazioni e critiche. A dipendenza dell'esito di questa consultazione il Governo deciderà come procedere. Immagino che nell’eventualità dovessero esserci solo prese di posizione negative, difficilmente il Consiglio di Stato si sentirebbe legittimato nell’imporre soluzioni.
Diversamente, se le prese di posizioni dovessero essere, come mi auguro, tendenzialmente favorevoli, si definiranno i passi successivi del progetto. Rimango però parecchio stupito dalle prime reazioni dei vari Sindaci e dei partiti interpellati, dove si evince una situazione di panico che porta a dare risposte a caldo, a volte poco ragionate. Prese di posizioni molto dure e indignazione generale l'hanno fatta da padrone, esaltando una spiccata volontà' nel voler mantenere lo status quo, dichiarando in alcuni casi con sicurezza che la popolazione non vuole le aggregazioni.
Premettendo che ogni Sindaco, Municipio o partito, si approccia ai temi come meglio crede, non posso esimermi dal esprimere la mia contrarietà' a questo modo di agire. Ritengo che qualsiasi proposta, indipendentemente dalla provenienza, debba essere affrontata con oggettività' e liberi da preconcetti. Le aggregazioni sono un tema molto importante, che volenti o nolenti dovremo affrontare nel futuro prossimo. La tendenza nel creare Comuni più' forti e meglio strutturati, con un peso politico di maggior rilievo e che possano essere degli interlocutori con gli altri Comuni e con il Cantone di valenza accresciuta, è una realtà' ben nota a tutti. La tendenza oramai consolidata di riversare compiti e oneri in modo scellerato da parte del Cantone ai Comuni, rende inevitabile un ripensamento organizzativo e istituzionale.
Quando si pone un problema o un’opportunità', a dipendenza dal punto di vista, si dovrebbe affrontarli di petto, con la consapevolezza che se si lasciano fuori dalla porta di casa, si ripresenteranno in seguito quando le carte oramai saranno decise. Le aggregazioni sono un momento propizio per mettersi in discussione, come Comune e come politici. Analizzare attentamente quali sono gli aspetti positivi e anche quelli negativi, perché non ci sono solo cose piacevoli nell'aggregarsi, è l'approccio giusto per capire quali soluzioni adottare e quali evitare. È doveroso sottolineare che il coinvolgimento della popolazione deve avvenire dall'inizio del progetto, per essere sicuri di mettere in campo le scelte che sono richieste dalla popolazione, non dai politici. Sorrido pertanto quando sento alcune dichiarazioni di politici locali che sono convinti di sapere cosa pensa la cittadinanza, senza probabilmente averglielo mai chiesto.
Anche nel Malcantone il tema aggregazioni sta entrando nel vocabolario dei diversi Municipi. Notizia di qualche settimana, quasi tutti i Municipi del Malcantone Est (sponda destra della Magliasina) intendono commissionare uno studio strategico, che non é uno studio aggregativo fine a se stesso, ma bensì un progetto ben più' ampio che coinvolgerà' davvero tutti, popolazione in primis. Lo scopo del progetto è di analizzare le esigenze e le aspettative dei vari centri d’interesse presenti nella regione (popolazione, economia privata, associazioni, politica, ecc.) e di proporre delle soluzioni concrete, tra queste vi è anche l’aggregazione.
Nei prossimi mesi la popolazione verrà informata in merito al programma dello studio, spiegando le varie fasi del progetto. Accolgo dunque questo programma cantonale delle aggregazioni comunali con ottimismo, sperando che anche altri Sindaci e Municipali del Cantone possano intravedere un’opportunità per la propria cittadinanza, senza preoccuparsi troppo della salvaguardia del proprio cadreghino.
Piero Marchesi
Sindaco di Monteggio
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