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Piero Marchesi - "Prima i nostri". Prima che sia troppo tardi
Redazione
12 anni fa

Ormai ci stiamo abituando alle soglie psicologiche. Il tempo di riprendersi – si fa per dire – dalla notizia del raggiungimento di 50 mila frontalieri, ed ecco, pochi giorni fa, i nuovi numeri a tutto tondo: 60 mila. Anzi, la quota dei 60 mila è già stata superata. Nel primo trimestre del 2014, come riportato da tutti i mass media, si sono registrati 498 frontalieri in più dei tre mesi precedenti. Una progressione del 7% rispetto al 2013. Tra l’altro, particolare ancor più significativo, c’è il fatto che i settori professionali che hanno conosciuto la maggior crescita sono quelli del terziario. In particolare, degli impiegati d’ufficio. Difficile, davvero molto difficile, concedere anche solo il beneficio del dubbio a chi sostiene che non si tratti di una sostituzione sistematica della manodopera locale a vantaggio di chi proviene da oltreconfine.

Pochi giorni dopo aver appreso dati che, francamente, sembrano palline impazzite uscite da una roulette che non smette di girare, il presidente dell’UDC nazionale, Toni Brunner, lasciava poco spazio alle speranze: “Tutto fa pensare che coloro che hanno perso la votazione non vogliano tradurre in pratica l'iniziativa del 9 febbraio”.

Prima di lui, ad usare parole altrettanto chiare, era stato Werner Gartenmann, direttore dell’Associazione per una Svizzera neutrale e indipendente, che non le aveva mandate a dire durante l’assemblea dell’ASNI, tenuta alla fine di aprile: “…La decisione nasce dal timore che il Consiglio federale non applichi l’iniziativa contro l’immigrazione di massa. Non ci fidiamo del Governo”.

È notizia di giovedì 5 giugno che l’UDC sta pensando di lanciare un’iniziativa per l’applicazione delle indicazioni – chiarissime – uscite dalle urne quattro mesi fa.

Capito bene come stanno le cose?

Di fronte a dati e dichiarazioni che non si prestano a interpretazione alcuna, appareincomprensibile lo scetticismo di alcuni sulla reale necessità di un’iniziativa come quella lanciata dall’UDC Ticino, “Prima i nostri”. Iniziativa che mira ad ancorare nella costituzione cantonale ticinese i risultati dell’iniziativa del 9 febbraio, che ha ottenuto consensi quasi bulgari in questo cantone.

Che sia più che mai necessaria, e che non si tratti affatto di una semplice operazione di maquillage politico per dare visibilità all’UDC, come sostiene qualcuno dei soliti noti, ci sono atti concreti, e di una gravità inaudita, che si sono susseguiti senza sosta proprio dopo il 9 febbraio. Basti pensare non solo all’accordo concluso tra Berna e l’Unione europea sulla libera circolazione con la Croazia, ma pure all’erogazione di un contributo di 45 milioni di franchi a Zagabria per la modernizzazione del Paese balcanico.

Vogliamo andare avanti così?

Dare la precedenza ai cittadini svizzeri nell’attribuzione di posti di lavoro, a parità di requisiti, inserendo questo principio nella Magna Carta ticinese è, sic et simpliciter, una forma concreta di tutela dei nostri interessi di fronte ad atteggiamenti mentali, prima ancora che politici, che mirano a privilegiare altri interessi al posto di quelli di chi qui vive e lavora. È con l’iniziativa “Prima i nostri” che saremo sicuri di poter combattere efficacemente, e con strumenti locali (i più adatti alle esigenze del Ticino), il dumping salariale e la disoccupazione dei ticinesi.

Le promesse del Consiglio federale lasciano il tempo che trovano, lo sappiamo bene. Perché il Governo ha smarrito per strada, e da tempo, anche uno dei principi base dei rapporti tra Stati, ovvero quello del rispetto della reciprocità nell’applicazione degli accordi internazionali. Altro tassello che l’iniziativa “Prima i nostri” vuole ancorare nella costituzione cantonale, prima che i nostri non abbiano più nulla da dire.

Piero Marchesi

Vice Presidente UDC Ticino

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