Piero Marchesi - No all’elezione dei Giudici federali mediante sorteggio
Piero Marchesi - No all’elezione dei Giudici federali mediante sorteggio
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Il sistema attuale di elezione dei Giudici non è perfetto, ma funziona bene. Si eviti di passare a un sistema di elezione tramite sondaggio perché equivarrebbe a un credito in bianco per i Giudici federali, che così non dovranno più rispondere del loro operato a nessuno.

Con il sistema attuale, l’elezione dei Giudici federali è di competenza dal Parlamento che ogni sei anni procede alla loro nomina. Il Parlamento ha dunque il compito e la responsabilità di assicurare la qualità degli eletti, di garantire la rappresentatività culturale e linguistica e, non da ultimo, di permettere un’equa rappresentatività delle diverse sensibilità politiche. Gli iniziativisti ritengono che con il sistema attuale l’indipendenza dei Giudici non sarebbe garantita perché essi rappresenterebbero il partito di appartenenza all’interno della giustizia.

Il sistema attuale non è perfetto, ma ha dimostrato di essere il più efficace per assicurare al nostro paese una buona gestione della giustizia. L’iniziativa intende modificare la procedura di elezione cambiando dal sistema attuale a un sistema mediante sorteggio. L’accesso alla procedura di sorteggio avverrebbe a seguito di una decisione di una commissione peritale, che definirebbe quali sono i candidati idonei a esercitare la funzione di Giudice federale e chi, invece, dovrebbe essere escluso dal sorteggio perché non ritenuto idoneo.

I Giudici eletti rimarrebbero in carica fino a cinque anni dopo aver raggiunto l’età ordinaria del pensionamento, eludendo di conseguenza qualsiasi criterio di rielezione. Certo, il Parlamento avrebbe la possibilità di destituire un Giudice eletto qualora si verificasse una chiara violazione dei doveri d’ufficio, ma la differenza sostanziale di dover essere rieletti ogni sei anni - come avviene ora - e un’elezione a vita, genererebbe una pericolosa rivoluzione. Di fatto con il sistema di elezione tramite sorteggio l’operato dei Giudici eluderebbe la valutazione del Parlamento e delle sue commissioni, ma anche del popolo perché, solo in casi veramente estremi e gravi il Parlamento avrebbe la possibilità di destituire un Giudice eletto.

Possiamo chiaramente affermare che quando un Giudice federale venisse eletto con il nuovo sistema, avrebbe assicurato il posto a vita, anche se il suo operato si contraddistinguesse per mediocrità, purché non commetta un errore talmente grave da sollevare l’indignazione popolare. Allora in questo caso il Parlamento potrebbe decidere di destituirlo.

Appare piuttosto chiaro che togliendo la competenza del Parlamento alla rielezione dei Giudici federali ogni sei anni – e dunque di obbligare in particolare le commissioni a verificare l’operato dei Giudici federali, per quanto di loro competenza – si rinuncerebbe alla verifica della qualità del lavoro dei Giudici eletti. Il rischio di abbassamento della qualità e della motivazione dei Giudici federali e di fornire una sorta di credito in bianco agli eletti tramite sorteggio è piuttosto palese.

Per questi motivi invito a rifiutare l’iniziativa «Per la designazione dei giudici federali mediante sorteggio (Iniziativa sulla giustizia)»

Piero Marchesi, Consigliere nazionale UDC.

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