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Piero Marchesi - L'immigrazione e l'acqua nel vino?
Redazione
13 anni fa

Quando si miscela il vino con troppa acqua, il gusto del vino scompare e diventa anonimo, senza carattere e utilizzabile eventualmente solo per dissetarsi. Le proprietà organolettiche del prodotto vengono falsate, il lavoro e l’arte di chi ha sudato per realizzare questo prodotto molto noto alle nostre latitudini, vengono tristemente ridimensionati. In questa metafora, noto molte similitudini con l’iniziativa “contro l’immigrazione di massa” che andremo a votare il prossimo 9 febbraio. È palese che il vino in questo caso sia la società svizzera, composta dalle cittadine e dai cittadini svizzeri e stranieri presenti sul nostro territorio, e l’acqua è rappresentata dal numero elevatissimo di ulteriori stranieri che giungono nel nostro paese sotto diverse forme. Potrei citare gli oramai più di 60'000 frontalieri che ogni giorno varcano il confine ticinese, i 400-500 milioni di franchi che ogni anno i padroncini italiani sottraggono all’economia ticinese, o i molti stranieri che una volta insediati in Svizzera sfruttano le assicurazioni sociali senza troppi problemi. Per rimanere nel nostro Cantone, la situazione è purtroppo degenerata da diversi anni. La disoccupazione reale, incluse le persone a beneficio dell’assistenza, ha superato il 7%. Le speranze di trovare lavoro per molti residenti è diventata un’utopia, considerando la pressione esercitata sui salari dalla manodopera estera. Spesso e volentieri, diverse proposte atte a ridurre questi fenomeni vengono bollate come inattuabili, in quanto in conflitto con gli accordi bilaterali e di libero scambio. Ne troviamo la conferma nel documento pubblicato nelle ultime settimane dal Consiglio di Stato, dove molti dei punti che potrebbero migliorare la situazione, i più efficaci e incisivi non potranno essere attuati. Vedi l’abolizione delle notifiche online per i lavoratori distaccati, come altri provvedimenti che dipendono dal Consiglio Federale, famoso purtroppo per essere oramai già chinato ai diktat europei. Ogni anno la popolazione straniera presente sul nostro territorio aumenta in modo esagerato, nel 2013 più di 80'000 nuove persone si sono insediate in Svizzera. Una città come Lugano. Dati statistici evidenziano che gli Svizzeri per nascita sono circa 5.5 Milioni, i cittadini naturalizzati di recente e gli stranieri sono quasi 3 milioni. Questa situazione non è più sostenibile culturalmente, ne quantitativamente. L’integrazione è un tassello importantissimo in un paese dove la pace sociale deve essere garantita, questi numeri non permettono più di assolvere questo principio. Proiezioni definiscono che tra 20 anni la popolazione residente in Svizzera potrebbe superare i 10 milioni di abitanti, numeri assolutamente improponibili. La Svizzera deve perciò ritornare ad avere una politica immigratoria sostenibile e che garantisca condizioni sociali e culturali adeguate, a garanzia della sovranità Svizzera, evitando inoltre imposizioni dettate da Stati a noi vicini. Il prossimo 9 febbraio, votando SI all’iniziativa, il popolo Svizzero avrà la possibilità di dare uno stop importante a questa corsa al massacro per il bene di pochi. La Nazione si stà finalmente rendendo conto che l’ultimo campanello d’allarme è suonato e che gli spauracchi espressi dai contrari all’iniziativa appaiono deboli e privi di sostanza. Votando SI all’iniziativa potremo finalmente definire dei contingenti per gli stranieri e per i frontalieri, a dipendenza della necessità della nostra società e dell’economia, decidendo in modo autonomo nell’ambito immigratorio. Gli accordi di libero scambio verranno ridiscussi con l’Europa senza troppi problemi, in quanto noi abbiamo bisogno dell’Europa tanto quanto quest’ultima necessita della Svizzera. Sono convinto che, anche se l’iniziativa è supportata unicamente dal partito dell’UDC e in Ticino anche dalla Lega, saprà convincere molti aderenti degli altri schieramenti e cittadini comuni, che hanno a cuore il benessere e il valore tramandatoci dai nostri predecessori. Un SI all’iniziativa porterà dei miglioramenti concreti e tangibili alla situazione generale e darà finalmente un segnale forte anche all’Unione Europea: il popolo Svizzero vuole decidere autonomamente del proprio destino! Mi auguro che nel nostro paese si possa continuare a bere vino di qualità, evitando di allungarlo con troppa acqua fino a perderne il gusto.

Piero Marchesi, Vice Presidente Cantonale dell’UDC

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