
Lettera aperta alla politica e ai mediaIl presente scritto vuole essere un modesto contributo quale spunto di riflessione per un tema che preoccupa i ticinesi; indirizzato a Governo, Gran Consiglio, partiti, movimenti e opinione pubblica. Si auspica pertanto una discussione aperta sui temi trattati, a complemento delle varie prese di posizione di cittadini e politici del nostro Cantone, nella speranza che si possano trovare le misure che permettano di arginare questo fenomeno devastante per l’economia, l’occupazione e il futuro delle imprese ticinesi. Nel settore dell’edilizia negli ultimi anni abbiamo assistito ad un vero e proprio imbarbarimento delle condizioni generali di lavoro. Ditte ticinesi operanti quali gessatori, pittori, posatori di piastrelle, fornitori di cucine e apparecchi sanitari, giardinieri, ecc. se ne vedono sempre meno. Furgoni provenienti da oltre confine sono all’ordine del giorno in quasi tutti i cantieri ticinesi. La presenza di molti padroncini italiani è lievitata a seguito delle richieste di privati e aziende ticinesi, evidenziando che questa tendenza è destinata purtroppo a peggiorare. I salari nell'ambito dell'edilizia sono regolati in buona parte da contratti collettivi, creando per le aziende ticinesi delle condizioni quadro affinché possano operare in concorrenza più o meno equilibrata. Lo stesso non lo si può affermare per i padroncini, in quanto possono facilmente dichiarare di retribuire un operaio a condizioni ticinesi, anche se è evidente che pochi lo fanno. Evidente è il fatto che i lavoratori distaccati fanno del minor prezzo la loro carta vincente. Nei cantieri si verificano sempre più spesso fenomeni quali il caporalato, il subappalto non autorizzato dal committente, operai che non vengono pagati secondo contratti collettivi, o che addirittura non vengono pagati! Questo modo di fare impresa non è propriamente usuale alle nostre ditte ticinesi, ma è chiaramente nato e aumentato con l’arrivo dei padroncini operanti nel nostro Cantone. La cifra d’affari realizzata su suolo ticinese dai padroncini è stata valutata in circa 300 Mio di CHF all’anno! Considerando che nell’edilizia un operaio genera un fatturato medio annuo di 140'000 CHF, l’importo sopra riportato corrisponde alla cifra d’affari di un’azienda di 2'100 operai, o di 210 aziende da 10 operai! Questa impressionante somma di denaro non rimane nel circolo dell’economia ticinese e pertanto non genera alcun beneficio erariale. Come arginare dunque questo problema? La causa di questo fenomeno è sicuramente da attribuire in buona parte agli accordi che il nostro paese ha malauguratamente firmato nell'ambito della libera circolazione delle persone e degli accordi bilaterali. Nell’edilizia in particolare hanno promosso unicamente condizioni di lavoro inaccettabili e inqualificabili. Il cittadino ticinese ha comunque la possibilità di aiutare le aziende ticinesi favorendole con gli appalti, beneficiando inevitabilmente anche di una maggiore qualità e di un servizio post vendita, criterio spesso sottovalutato al momento delle delibere. Spesso però il prezzo diventa l’unico criterio di valutazione. La politica ha un ruolo fondamentale nella problema. A lei il compito di fissare le condizioni che determinano entro quali limiti imprenditori e cittadini possono operare. Lo Stato è chiamato a dettare le regole che permettano al Ticino di risolvere, o perlomeno arginare questo gravissimo problema, indipendentemente dagli accordi internazionali firmati da Berna. Per risolvere questi problemi è necessaria coesione politica, coraggio e nuove idee. Di seguito alcune proposte facilmente attuabili con l’aiuto e gli accorgimenti degli specialisti e addetti ai lavori: 1. Favorire i cittadini e le imprese ticinesi che costruiscono, riattano nuove abitazioni o stabili di proprietà, che decidono di assegnare a ditte ticinesi appalti nella misura minima del 80% (sul costo totale dell’o
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