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Piergiuseppe Vescovi - Polizie strutturate: una voce di dissenso
Piergiuseppe Vescovi - Polizie strutturate: una voce di dissenso
Piergiuseppe Vescovi - Polizie strutturate: una voce di dissenso
Redazione
8 anni fa

In qualità di presidente della Polizia Torre di Redde - uno dei Corpi di Polizia comunale strutturata del luganese che serve Capriasca, Comano, Cureglia e Ponte Capriasca - non posso che esprimere il mio disappunto sulla proposta di riorganizzazione con aumento degli effettivi a 25 unità oltre a un comandante avanzata dal Consiglio di Stato.

L’attuale Legge di collaborazione fra la Polizia cantonale e le Polizie comunali del marzo 2012, dunque recente, prevede che le Polizie strutturate debbano avere un minimo di 5 agenti e 1 comandante. Sono ben consapevole che con questo effettivo risulti difficile, per non dire impossibile, svolgere tutte le attività attribuite: copertura della fascia oraria, apertura degli sportelli, servizio di prossimità, messa a disposizione di agenti per il mantenimento dell’ordine pubblico nelle manifestazioni a carattere regionale e cantonale ecc. Sta di fatto che il nostro Corpo di polizia, con un effettivo di 11 unità, non ha oggettivamente alcun problema operativo nell’assolvere tutti i compiti assegnati e gestire un comprensorio di 12'000 abitanti ma, anzi, è molto apprezzato dall’Autorità superiore.

E questo nonostante alle Polizie comunali, oltre le mansioni introdotte dalla citata Legge (attività in precedenza in grande misura svolte dalla Polizia cantonale), nel 2015 sia stato accollato anche il perseguimento delle persone che commettono infrazioni lesive dell’ordine pubblico, ciò che ha comportato un considerevole aumento degli oneri amministrativi e di presidio del territorio.Perchè dunque andare nuovamente a rimescolare le carte almeno nei comparti dove tutto funziona a dovere? Se vi sono specifici problemi con alcune Polizie strutturate, come frequentemente riportano i media, gli stessi vanno affrontati e risolti al loro interno e non demandati a una futura ipotetica nuova organizzazione.

Bisogna inoltre tener presente che i Comuni sede negli ultimi anni hanno investito parecchio nella logistica e più in generale nella formazione del personale al fine di adeguarsi ai nuovi compiti.Perchè quindi voler compiere un ulteriore radicale passo avanti quando quello appena deciso non è ancora ovunque stato assimilato? A mio avviso poi accorpare ulteriormente i Posti di Polizia, per raggiungere il numero proposto dal Consiglio di Stato, comporterebbe una sostanziale perdita di capillarità sul territorio e di riflesso una diminuzione della qualità del servizio offerto al cittadino. La recente statistica della Polizia cantonale indica infatti che i reati contro il patrimonio negli ultimi anni sono marcatamente diminuiti e questo sicuramente anche grazie alla maggiore presenza sul territorio delle Polizie comunali. Presso il nostro Corpo ad esempio vi sono agenti referenti dei quartieri che pattugliano i nuclei raccogliendo dai cittadini segnalazioni utili per risolvere tempestivamente determinati problemi, evitando che questi vadano ad aggravarsi: solo così si può svolgere appieno l’attività di Polizia di prossimità.

Ritengo da ultimo inopportuno parlare di ulteriori accorpamenti dei Corpi di Polizia quando, considerate le prospettate aggregazioni comunali, ancora non si conosce la futura conformazione dei Comuni. Avrebbe infatti molto più senso che le due istituzioni, nuovi Comuni e Corpi di Polizia, andassero di pari passo, così da evitare continui adattamenti che per finire non risolvono i problemi dove ci sono ma destabilizzano le organizzazioni che funzionano.

Piergiuseppe Vescovi

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