
Carissimi, come promesso torno a voi con un altro argomento che mi sta molto a cuore. Si tratta dell’imposizione del ceto medio, a mio avviso oggi non più aderente alle reali possibilità dei contribuenti in quanto basata su aliquote, redditi e costi della vita di qualche decennio fa.
E secondo me il tema non può essere portato avanti con uno sgravio lineare come sostenuto dal nostro ministro delle finanze e altri politici che cavalcano l’onda elettorale: è la drastica progressione delle aliquote che va corretta in quanto non più commisurata alla struttura dei redditi della società di oggi.
Condividendo pienamente l’obiettivo di ridurre il carico fiscale a questa fascia di contribuenti, bisogna assolutamente andare a rivedere integralmente la scala delle aliquote, che oggi troppo la penalizzano per favorire (ogni tanto anche troppo) le fasce più basse che già beneficiano di numerosi sussidi e sovvenzioni e quelle più alte, che si teme possano essere perse.
Molti di voi si saranno senz’altro trovati a dover far fronte dopo un aumento di stipendio a un carico fiscale che lo annulla totalmente, per non dire a ritrovarsi con un reddito disponibile addirittura inferiore!
Questo è il vero argomento: chi sostiene oggi questo Cantone a livello di gettito fiscale? Il ceto medio. Non è dunque con riduzioni lineari, per quanto benvenute, che risolveremo il problema, ma bisogna avere finalmente il coraggio di rivedere l’intera scala e la progressione delle aliquote.
Ma è chiaro che questo significa dover mettere mano alla nostra Legge tributaria, cosa che i nostri parlamentari evitano di fare in quanto argomento politicamente scomodo e spesso presi da altre questioni, passatemi il termine, assolutamente minori, basti vedere le recenti dispute al limite del ridicolo.
Poi, volendo andare una volta per tutte in fondo all’esercizio, bisognerebbe anche ripensare compiti e risorse dello Stato, ma non a spicchi, con una completa revisione. Sarebbe utile un’analisi che parta da base zero, ossia ridefinire quali sono i compiti primari che il Cantone deve adempiere e con quali strutture e risorse può assolverli, questo evidentemente nell’ottica di snellire l’amministrazione e ottimizzare il carico fiscale a vantaggio di tutti i contribuenti.
So che può sembrare un esercizio molto difficile ma già 40 anni fa, quando frequentavo l’università, era una via consigliata per rivedere e rimettere un po’ d’ordine nella miriade di compiti, uffici, risorse da destinare in modo efficiente al nostro settore pubblico. Una volta fatta finalmente chiarezza sulle mansioni che le Istituzioni locali devono o vogliono assumere si potrà passare a una concreta e corretta suddivisione delle stesse fra Cantone e Comuni, ormai assolutamente indispensabile. Oggi una giungla pressoché invalicabile…
Dobbiamo quindi avere il coraggio di metter finalmente mano a un ordinamento ipertrofico dove spesso non si sa più dove ci si trova e chi paghi cosa, fermo restando che il primo garante rimane appunto sempre il ceto medio.
Piergiuseppe Vescovi, Economista Municipale di Capriasca e Candidato al GC per la Lega dei Ticinesi
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