
Carissimi, come promesso arrivo con un argomento spinoso, che in pochi osano trattare ma che mi sta molto a cuore. Parlo della realtà drammatica che le persone disoccupate sopra i cinquant’anni devono affrontare per riuscire a gestire la quotidianità e lo posso fare perché purtroppo l’ho vissuta sulla mia pelle. Nelle precedenti edizioni vi ho un poco raccontato la mia vita, fatta come tutte di alti e bassi. Il peggio però l’ho vissuto quando ormai cinquantacinquenne sono rimasto senza lavoro. Lo sconforto è indescrivibile e quindi cosa fai?
A casa fatichi a parlarne, anche per non allarmare i tuoi cari e nascondi il disagio dietro ad un sorriso, fuori casa cominci a diventare il miglior cliente del bar e poi, incoraggiato dai medici, cerchi il sostegno di cui hai bisogno negli psicofarmaci. Questa è purtroppo la realtà di molti miei coetanei che si sono trovati in questa orribile situazione: la sensazione di essere una nullità. Ti iscrivi alla disoccupazione, ti presenti regolarmente nei preposti uffici statali, dove non di rado sei trattato come una pezza da piedi, un semplice numero, compili decine di offerte di lavoro e quando ti va bene ti trovi sempre con le stesse risposte: “la ringraziamo per il suo interessamento e pur apprezzando il suo curricolo dobbiamo purtroppo comunicarle che la nostra scelta è caduta su un altro candidato”. Cosa fai? Sprofondi sempre più nella depressione, non vedi vie d’uscita. Nel frattempo i pochi risparmi sono evaporati in quanto ti ritrovi con indennità di molto inferiori agli stipendi di prima, con le imposte in corso da onorare, nota bene calcolate ancora su redditi che non hai più, con un tenore di vita da ridurre drasticamente pur avendo magari ancora dei figli agli studi. Solo chi prova una tale situazione può veramente capire cosa significhi… Scendi dalla Porsche e sali su una Panda e riduci tutto quanto possibile, però i miracoli non si possono fare.
Ecco come ne sono uscito. Ho costituito una mia società che piano piano, dopo avervi investito anche l’anima, inizia a girare in modo dignitoso. Molti altri finiscono purtroppo in AI o in Assistenza e perdono magari le conquiste di tutta una vita (famiglia, casa ecc.), persone che fino a pochi mesi prima davano un importante contributo al paese ed ora si ritrovano ai margini della società.
L’ente pubblico deve quindi iniziare ad affrontare seriamente il problema, e come?• Con misure fiscali intelligenti che permettano ai disoccupati in questa fascia d’età di essere imposti sulla base dell’effettivo reddito percepito, evitando il salasso del reddito determinante precedente(nel caso particolare io mi sono trovato a far fronte ad imposte che nel periodo raggiungevano i 2/3 di quanto ormai percepivo)• Con incentivi concreti verso le aziende che occupano ultracinquantenni nel senso di andare a coprire almeno parte dei maggiori oneri relativi alla previdenza sociale che esse devono sopportare• Con una politica d’impiego nel pubblico che, al di là delle tanto declamate attenzioni verso i “senior”, sia finalmente coerente e aperta verso questa fascia di cittadini• Con la possibilità di usufruire dei fondi del II° pilastro anche a chi intende costituire una propria società o acquisire una partecipazione (finora permesso solo a chi si rende indipendente a tutti gli effetti).
Se vivi questa condizione o conosci qualcuno che ha dovuto affrontare queste difficoltà nella sua vita sai bene quanto sia necessario risolvere la questione. I ticinesi MERITANO di trovarsi al fianco il proprio Cantone.
Piergiuseppe VescoviMunicipale di Capriasca eCandidato al GC, Lega dei Ticinesi
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