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Peter Straub - Parc Adula: specchietto per le allodole
Peter Straub - Parc Adula: specchietto per le allodole
Peter Straub - Parc Adula: specchietto per le allodole
Redazione
10 anni fa

Si cavalca l’onda di una Valle decadente, morente, senza posti di lavoro e sbocchi che dovrebbe aggrapparsi a questo progetto ( treno o tram che passa solo una volta ) per usufruire di un’opportunità finanziaria portata dal marchio e dal sostegno di progetti innovativi. Un vero toccasana per l’economia locale. Detto così sembrerebbe un vero affare per tutti, ma cos’è che non convince ? La charta mostra chiaramente che i progetti di 5 mio annui ( suddivisi nei 17 comuni ) saranno elargiti unicamente per : biodiversità, utilizzazione sostenibile delle risorse, educazione ambientale, gestione, indennità per rinuncia utilizzo zona centrale. Questo è un rilancio economico ? Quanti vallerani potranno beneficiare di questi aiuti ? pochissimi perchè tematiche troppo specifiche e scientifiche che porteranno solo specialisti sul campo per intervenire ed analizzare un laboratorio a cielo aperto con un indotto minimo ( forse un panino e una mela ). La famosa teoria engadinese che beneficia di un contorno con infrastrutture non indifferente ( San Moritz, Livigno..): un franco genera 5 franchi risulta dunque poco reale e gli aiuti sperati per promuovere economicamente tutte le attività turistiche, commerciali e imprenditoriali attualmente in crisi dove sono ? Dov’è il salto di qualità ? Certo ci sarà il marchio che passerebbe da un tortuoso percorso per buttarsi su un mercato inflazionato da altri 300 marchi con un aumento del costo finale non indifferente.

I progetti terminati e sovvenzionati in questi 15 anni, mostrano il tipo di linea che verrà seguita, inoltre sono stati, delle mere e mirate sponsorizzazioni che hanno permesso di effettuare un’ operazione di marketing ( scelti con oculatezza, svariati settori e categorie ) per acquisire consensi. Addirittura gli ultimi in cantiere sono stati venduti con la sciagurata promessa che se passasse il parco la cifra si moltiplicherebbe. Una forzatura che ricorda l’antica e medievale vendita delle indulgenze. A rafforzare la causa di favorevoli, si è persino chiamato in causa Nano Bignasca, che avrebbe creduto e sovvenzionato come municipale di Lugano la nascita del parco. Da leghista della prima ora, credo che leggendo la charta e il risultato finale dopo 15 anni di studi, Giuliano Bignasca avrebbe immediatamente fiutato la trappola ambientale che si nasconde dietro questo progetto e soprattutto lo sperpero di denaro pubblico in sovvenzioni che non aiutano e rilanciano la valle. Fa specie che persino altri leghisti ricattino i bleniesi dichiarando che se non saltiamo su questo treno saremo ripudiati dagli aiuti cantonali, bella dimostrazione di democrazia. Certo per taluni cittadini le regioni di montagna sono una palla al piede e questa sarebbe l’occasione per sbarazzarsene, ma il Ticino è composto da centri urbani e zone montane che hanno il diritto di continuare a vivere. Se veramente fosse stato così vantaggioso salire sul carro di Berna, pensate che ci saremmo fatti pregare ? Una situazione che ricorda la campagna anti-europa dove si promettevano mari e monti, mentre si dimostrò poi per la Svizzera determinante esserne fuori, anche allora Nano Bignasca percepì immediatamente la pericolosità dell’operazione. Un parco di nuova o vecchia generazione, di primo o sesto grado nasce come zona da tutelare. Bisogna privilegiare la natura a scapito delle attività umane, tanto che la zona periferica fa da cuscinetto ( proteggere, sostenere ) alla zona centrale e per fare ciò deve seguire delle linee programmatiche ben precise dettate dalla charta che a sua volta richiama gli articoli dell’ordinanza federale portando concetti di protezionismo. Per ogni iniziativa grande o piccola le associazioni ambientali saranno una spada di Damocle che incombe sulle nostre teste pronte a ricorrere e, a differenza da ora, potranno essere spalleggiate da una Charta che giustificherebbe così qualsiasi opposizione ( esempi attuali: parco eolico San Gottardo, olimpiadi grigionesi ).

Se si accetterà il parco, i bleniesi avranno una zona centrale con importanti vincoli, tutto il territorio del distretto ipotecato (gli aiuti finanziari andranno nella macchina burocratica e in grandi studi ambientali) e ci resterà solo un pugno di mosche in mano. Votate no a questo specchietto per le allodole.

Peter Straub, guardiano per 14 anni alla capanna Scaletta in Greina e socio fondatore della Lega dei ticinesi di Blenio

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