
Anche nell’ambito odontoiatrico, come nella maggior parte delle professioni, siamo confrontati con un aumento sempre maggiore di concorrenza proveniente dall’Unione Europea. Colleghi che possono arrivare dai punti più disparati dell’Europa, anche se la maggioranza proviene dalla penisola limitrofe. Da noi è abbastanza facile: per aprire uno studio medico dentistico basta avere un diploma universitario certificato e un attestato di libero esercizio, gentilmente concesso senza troppa fatica dal nostro cantone. Come entrare in una concessionaria di automobili in un giorno di porte aperte!
Chiaramente c’è il buono e il cattivo in tutte le cose e non bisogna fare di tutta l’erba un fascio, ma la realtà in alcuni casi mi lascia a bocca aperta. Molte nuove aperture negli ultimi anni con slogan pubblicitari aggressivi (non ammessi dalla società svizzera dei dentisti!) di interventi innovativi a prezzi stracciati, seguite da chiusure improvvise dopo pochi mesi, senza trovar più traccia degli artefici.
Risultato? Pazienti con cure fatte a metà o che a cure terminate devono trovare un nuovo medico nel caso di problemi futuri praticamente garantiti. Debiti con i vari fornitori, affitti non pagati, varie imposte e tasse con il cantone in sospeso, e chi più ne ha più ne metta. Non si può sicuramente dare la colpa alla nostra popolazione che visita questi studi perché, lo sanno tutti, soprattutto le persone in difficoltà cercano di barcamenarsi come meglio possono.
La colpa bisogna darla a chi con troppa facilità lascia aprire degli esercizi di qualsiasi genere. Vogliamo inoltre parlare del fatto che questi studi commissionano lavori ad odontotecnici oltre confine, portati poi facilmente al di qua della frontiera senza essere dichiarati e quindi senza iva (lavori piccoli, che si possono facilmente mettere in tasca)? O vogliamo parlare di dipendenti pagati mille euro al mese e magari anche in nero per evadere il fisco? O forse potremmo parlare delle aperture di studi medici dentistici nel bel mezzo di un centro commerciale (chissà se si può pagare con la carta fedeltà del negozio!)?
Ma noi ticinesi di tutte queste operazioni, quale benessere possiamo trarre sul nostro territorio? Lascio a voi lettori l’incombenza di farvi una vostra idea personale ma sicuramente i nostri imprenditori e la nostra economia locale non possono che andare in rovina a discapito della qualità. Perché alla fine tutti questi buchi lasciati da questa gente siamo ancora noi popolo a doverli tappare!
Pascal Schultess, candidato al Gran Consiglio per la Lega dei Ticinesi
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