
Prendo spunto dall’articolo pubblicato sul GdP del 29 maggio a firma di Fiorenzo Dadò. E’ sorprendente apprendere che, secondo il granconsigliere valmaggese, le difficoltà in cui si trova il progetto di Parco Nazionale del Locarnese sarebbero dovute alla mancanza di comunicazione da parte delle autorità federali e cantonali, pretendendo che le stesse si esprimano su tutti i dettagli del futuro parco nazionale. In realtà, la Legge sulla protezione della natura prevede chiaramente che il futuro Parco dovrà essere l’espressione della volontà dell’ente promotore e quindi della popolazione coinvolta. Le caratteristiche del Parco e di conseguenza le opportunità e le limitazioni sull’utilizzo del territorio vengono quindi definite dal progetto stesso ed esplicitate nella Carta del parco. Arriveremo a formalizzare tutto questo solo tra tre o quattro anni. Su un fatto Dadò ha ragione: attorno a questo tema c’è confusione. Ciò è dovuto all’intervento di persone che hanno diffuso informazioni distorte se non addirittura false, insinuando dubbi e paure tra la popolazione. Tra costoro, il signor Dadò si è distinto nell’intento di rallentare ed ostacolare il progetto. Non lo ha fatto però alla luce del sole, ma in maniera opaca ed ambigua: non prendendo mai una chiara posizione, parlando per interposta persona, tramando nelle osterie di paese. Perché non esprimere la propria contrarietà apertamente? Forse perché Dadò -se ben ricordo- è membro del comitato cantonale di Pro Natura, l’ente che ha lanciato per primo l’idea d’istituire nuovi parchi nazionali? Il progetto di Parco Nazionale del Locarnense va comunque avanti: 10 Comuni hanno deciso di iniziare la fase successiva nella quale definiremo tutti assieme quale Parco Nazionale vogliamo. Gli amministratori di questi comuni dell’Onsernone, delle Centovalli e della Rovana, si aspettano che i politici - che dicono di difendere gli interessi delle valli - ci aiutino a concretizzare un progetto propositivo e non continuino solo a piangere sull’acqua perduta. Di fronte alle preoccupazioni anche legittime della gente, di fronte ad un linciaggio pubblico del progetto, abbiamo bisogno di leader positivi che guardino al futuro senza cadere nella tentazione di cavalcare l’onda populista e demagogica delle facili paure. Non possiamo nascondere alla popolazione la gravità della situazione socio-economica delle nostre valli e nemmeno la precarietà finanziaria in cui versano i nostri comuni. Dire alla gente che “tanto i soldi arrivano ugualmente, con o senza Parco” (vedi intervista di Dadò al CdT del 4 aprile 2009) significa accettare passivamente l’aggravarsi di una situazione d’indigenza, mirando a campare sull’elemosina continua di Cantone e Confederazione. Noi il parco vogliamo verificarlo fino in fondo. Abbiamo però bisogno serietà e serenità per affrontare i temi. Il progetto di Parco Nazionale del Locarnese ha sempre collaborato egregiamente con i rispettivi dipartimenti federali e cantonali. Ora Dadò vuole rifarsi un’immagine diventando paladino delle valli e incolpando Cantone e Confederazione, che hanno fatto tutto il loro possibile per sostenerci fino ad oggi. Meglio che lasci stare, o perlomeno assuma una posizione chiara e trasparente. Cristiano Terribilini, sindaco di Vergeletto
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