
Interrogazione parlamentare - Supsi: concorrenza sleale in materia di successioni e altro? Lodevole Consiglio di Stato, Stiamo attraversando un momento difficilissimo dal punto di vista economico, dove per nessuno - né per le grandi né tanto meno per le piccolo-medie aziende che gravitano nella consulenza societaria - è facile sopravvivere. Sembrerebbe che la SUPSI Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana abbia negli scorsi giorni lanciato, tramite i media, un messaggio pubblicitario agli ascoltatori ticinesi nel quale propone, a titolo assolutamente gratuito, una consulenza professionale per le aziende in materia di successioni. Pur riconoscendo il ruolo formativo di alto livello rivestito dalla SUPSI nel nostro Cantone, che contribuisce a fare onore al Ticino in termini di visibilità e prestigio, questa iniziativa sta suscitando vive critiche in più ambienti imprenditoriali ticinesi sollevando il dubbio che l’ente pubblico abbia superato il limite dei principi di una sana correttezza ed infranga tutte le regole di una leale concorrenza rasentando un’azione di dumping. Il tutto con i soldi delle imposte dei cittadini e delle imprese, quelle stesse imprese che poi si vedono sorpassare a sinistra dallo Stato con operazioni che generano dumping. Ci si potrebbe spingere più in la ed interrogarsi su quale sia in questo frangente il ruolo dello Stato e perché l’ente pubblico concede sussidi solo alla SUPSI e non appoggia invece anche le imprese private, che danno posti di lavoro a molti giovani neolaureati, che per gli stessi investono una buona percentuale di profitti in alta formazione e specializzazione e che, infine, garantiscono competenze pratiche sul campo (e non solo metodologiche e teoriche)? In considerazione di quanto sopra esposto, chiedo: 1. Esiste una base legale che permette a SUPSI di operare nel libero mercato, ossia di fare consulenza gratuitamente o ad prezzo al di sotto delle normali tariffe applicate dagli imprenditori presenti sul territorio? 2. Risulta al Governo che altre azioni simili di concorrenza sleale siano state intraprese dalla Scuola Universitaria con prestazioni e consulenze in altri settori che vanno in aperta concorrenza con operatori presenti sul territorio? 3. Se si, quali? 4. Come valuta il governo che una realtà come la SUPSI, ente pubblico, fa de facto concorrenza ai privati con armi decisamente impari? 5. A quanto ammontano i sussidi dello Stato alla SUPSI per specifici progetti di consulenza a favore di terzi? 6. Qual è il messaggio che il Governo ritiene di comunicare agli imprenditori che pagano le imposte e che si sentono “traditi” da questa concorrenza statale? 7. Non ritiene il Governo che sia necessario imporre un regolamento che freni queste pratiche che rasentano la concorrenza sleale? Ringrazio per l’attenzione, cordiali saluti Paolo Sanvido
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