
E’ veramente stucchevole osservare i distinguo dei diversi partiti sulla proposta del Consiglio federale di stanziare due miliardi di franchi per attutire gli effetti del rapido apprezzamento del franco sull’economia del nostro Paese. Invece di criticare il Governo per l’intervento tardivo e non all’altezza della gravità della situazione, si assiste ad un balletto di dichiarazioni dal chiaro sapore preelettorale. Quello che colpisce di piu’ è che la totalità di queste esternazioni non considera nemmeno di striscio che viviamo in tempi veramente eccezionali. Le economie dei Paesi occidentali rischiano di ricadere in una grave recessione che non potrà essere contrastata tanto facilmente da Governi che hanno già sparato gran parte delle loro cartucce. Tutto cio’ induce a prevedere che negli Stati Uniti ben presto la banca centrale riprendere a stampare dollari a piu’ non posso, deprimendo ulteriormente il biglietto verde, e che nel Vecchio Continente si aggraverà ulteriormente la crisi del debito pubblico e che quindi si assisterà ad un ulteriore indebolimento della moneta unica europea. Di fronte ad una situazione eccezionale occorrono rimedi eccezionali. Essi non possono essere la difesa ad oltranza da parte della Banca Nazionale di un determinato tasso di cambio tra franco ed euro, poiché cio’ comporterebbe una ripetizione del fallimento registrato un anno fa, quando la BNS tento’ di non far scendere l’euro sotto il livello di 1,40 franchi. Le gesta di allora hanno determinato perdite miliardarie e hanno trasformato la BNS nel primo Fondo salva-Stati europeo (infatti con gli euro acquistati sono stati comprati titoli pubblici europei). Anche l’attuale politica di continuo allargamento della liquidità desta molte perplessità, anche se (almeno temporaneamente) sembra frenato la corsa al rialzo della nostra valuta. Infatti l’enorme aumento della moneta in circolazione rischia di innescare fenomeni perversi. Queste misure sono infatti destinate a gonfiare ulteriormente la bolla del mercato immobiliare, che, quando scoppierà, rischierà di mettere in ginocchio l’economia del nostro Paese, come accadde già all’inizio degli anni Novanta. Oggi lo scoppio della bolla immobiliare avrebbe conseguenze ben peggiori a causa della crisi in cui versa l’economia occidentale. Che fare? Occorre usare la zecca della Banca Nazionale ad altri fini, ossia per varare veri piani di sostegno all’economia. Infatti lo stanziamento di due miliardi proposto dal Consiglio federale non bastano. Inoltre la formula adottata da Berna carica l’intero costo delle misure (che ancora sono da definire) sui conti della Confederazione. Quindi, nonostante l’ottimo stato di salute dei conti federali, saranno pagate dai contribuenti, ad esempio, con un rinvio della riduzione della pressione fiscale.Invece occorrerebbe usare il potere di stampare della Banca Nazionale per esentare dal pagamento dell’IVA alberghi ed esercizi pubblici, aiutando in questo modo il turismo; per pagare buona parte degli oneri sociali a carico delle aziende (riducendo il costo del lavoro e aiutando le industrie di esportazione); per versare a Cantoni e Comuni la partecipazione ai dividendi della BNS oggi in pericolo a cause della perdite accumulate l’anno scorso sui mercati dei cambi (evitando l’adozione di misure restrittive da parte dei Governi cantonali) e infine per ampliare i fondi per la ricerca che è lo strumento principe per difendere la competitività dell’economia del nostro Paese. Il finanziamento di questi provvedimenti da parte della BNS avrebbe due effetti positivi: da un canto, eviterebbe di gonfiare la bolla immobiliare, come sta accadendo invece con l’attuale forte aumento della liquidità in circolazione; d’altro canto, avrebbe probabilmente anche l’effetto di scalfire la fiducia nel franco e quindi di frenarne l’ascesa. C’è da sperare che a Berna, dove già due miliardi di franchi sembrano troppi, si cominci a ragionare per il bene e il futuro del nostro Paese. Paolo Sanvido, Candidato al Consiglio Nazionale Lega dei Ticinesi
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