
La scorsa settimana ha segnato, nella generale e incomprensibile apatia, un ulteriore passo verso nuove difficoltà per la nostra piazza finanziaria. Con decisione unanime dell'Ecofin, sulla bozza della direttiva che mira ad un maggiore scambio di informazioni tra Paesi europei, è stato sancito il divieto di usare il segreto bancario come «scusa» per non fornire i dati richiesti. Questa notizia è gravissima per la nostra piazza finanziaria perché la decisione dell'Ecofin è in aperto contrasto con lo spirito con il quale la Svizzera si appresta ad intavolare i negoziati bilaterali con Germania e Inghilterra e mette de facto in chiara contrapposizione la volontà UE di scambio automatico d'informazioni con il modello Rubik di ritenuta alla fonte. In Svizzera al posto di chinarsi seriamente su questo tema siamo stati assordati dal solito incredibile silenzio. A parte due eccezioni: quella del preoccupato consigliere nazionale Norman Gobbi e quella di Alfredo Gysi, che si è affrettato a comunicare che «questa decisione dell'Ecofin non ha alcun nesso con i nostri negoziati bilaterali».È vero, come dice Gysi, che i redditi presi in considerazione da questo accordo UE sono al momento quelli provenienti da impiego, dividendi, bonus, capital gain, royalty, alcuni prodotti assicurativi sulla vita, pensioni e proprietà immobiliare. Ma l'ambizione dell'UE è chiara e nemmeno più sottaciuta: avanzare anche nel quadro di un accordo con alcuni Paesi terzi, come per esempio la Svizzera. Un ulteriore fattore di preoccupazione è il fatto che l'accordo sia stato accolto anche dal ministro Tremonti, il quale aveva paventato un possibile veto da parte dell'Italia, ma poi ha dato il via libera in forza di un'intesa tra ministri finanziari dell'UE che chiede con un patto silenzioso di rallentare se non addirittura boicottare le trattative bilaterali che la Svizzera si appresta ad intavolare con Germania e Regno Unito. La conferma ufficiale non si è poi fatta attendere. A ventiquattr'ore dalla decisione dell'Ecofin, con una nota ufficiale il ministro italiano ha confermato che l'Italia ha rimosso il veto «perché con questa intesa i tentativi di fare trattati bilaterali con Paesi extra-UE saranno stoppati».Nel precedente Ecofin Tremonti aveva denunciato il fatto che molti Paesi dell'UE continuano a stipulare accordi bilaterali con la Svizzera o con altri Paesi fuori dell'Unione «in palese violazione» delle norme della direttiva europea in materia di tassazione dei redditi da risparmio. Sembra che ora sia riuscito nel suo intento di penalizzare nuovamente il nostro Paese. E noi cosa facciamo? Paolo Sanvido, Lega dei Ticinesi
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

