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Paolo Rossi: AET: fandonie e realtà dei fatti
Redazione
16 anni fa

Strano destino quello di essere in­nocente. Fossi stato condannato per tutte le accuse rela­tive alla gestione dell'AET che mi so­no piovute addosso in questi anni, pro­babilmente avrei avuto la condizio­nale, la mia condanna sarebbe vicina ad essere cancellata dal casellario giudizia­rio e soprattutto avrei diritto all'oblio. Es­sendo innocente ed avendo la magistra­tura certificato questa situazione, dopo una lunga indagine ed un confronto al­la presenza dei legali dell'AET (allora ret­ta da Brunett) e della KPMG, che aveva­no accettato le conclusioni del procura­tore Balestra, il mio destino è quello di continuare ad essere al centro di polemi­che più o meno strumentali. Da tre anni il mio nome viene accosta­to a cose indicibili, che spaziano dall'in­capacità gestionale, alla prevalenza de­gli interessi personali su quelli d'ufficio. Insomma nella migliore delle ipotesi un cretino incapace, nella peggiore un de­linquente, troppo furbo per essere preso dalle maglie della giustizia. Molte vol­te: ambedue, a dipendenza delle conve­nienze di chi decide di esternare sull'AET. Inevitabilmente, questa prassi tenderà a inasprirsi con l'aprirsi della campa­gna elettorale. Dispero ormai di poter influire in questo gioco al (mio) massa­cro e di ottenere finalmente il giusto oblio. A quanti (stra)parlano dell'AET vorrei sommessamente ricordare, tra le molte cose, alcuni dati di fatto incontro­vertibili:a) Se gli investimenti all'estero fossero nel­la loro maggior parte insani, perché l'AET si guarda bene dallo smantellarli? Per­ché non si (s)vendono quanto l'AET sot­to la famigerata gestione Rossi-Dell'Am­brogio ha sviluppato in Francia (termoe­lettrico con EdF), in Germania (gas con Trianel), in Italia (compreso il collega­mento ad alta tensione con FNM, gesti­to ancora in regime di monopolio)? For­se, azzardo io, perché rendono e la loro esistenza contraddice crassamente le af­fermazioni generiche su investimenti a vanvera e perdite milionarie? b) Se l'informazione al Consiglio di Sta­to ed al Gran Consiglio era poco traspa­rente, perché non si confrontano i rendi­conti del periodo Rossi-Dell'Ambrogio con quelli precedenti per verificare le dif­ferenze? Perché nessuno si dà la briga di verificare a quante riunioni con Gover­no e commissioni del Gran Consiglio ab­biamo partecipato e le confronta con quelle delle gestioni precedenti? Forse per­ché si scoprirebbe che anche qui la real­tà contraddice crassamente le afferma­zioni generiche dei nostri detrattori (o for­se anche perché salterebbe fuori la po­chezza delle azioni intraprese da chi ci ha preceduto)? c) Se l'organizzazione dell'AET era così desolata durante la gestione Rossi-Del­l'Ambrogio, la direzione dell'AET non avrà difficoltà a pubblicare gli organi­grammi di allora, i flussi decisionali in­seriti nella procedura ISO, le scelte di po­litica organizzativa e del personale. E la signora Sadis ovviamente non avrà pro­blemi ad acconsentire. Forse si scoprireb­be che la realtà è diversa dalle leggende raccontate in questi anni. d) Se sull'olio di palma si fosse effettiva­mente perso, perché non chiedere a CEG (la società partecipata da AET, che si oc­cupa di questo «tema») di pubblicare i dati reali sul commercio nell'arco degli anni? Forse perché si scoprirebbe che an­che qui invece di perdere si è guadagna­to (come CEG ha già peraltro detto, ma ovviamente cantando «fuori dal coro» il suo canto è stato ignorato)? e) Se fosse vero che l'AET di Rossi-Del­l'Ambrogio si è «disinteressata» del Ti­cino e della Svizzera, perché non con­frontare gli investimenti operati in pa­tria dalla «nostra» gestione con quella precedente, come pure comparare le scel­te operative in materia di recupero del­le acque? Forse anche qui si scoprireb­be che la realtà è diversa da quanto strombazzato dai corifei dell'Ancien ré­gime? f ) Se si citano le perdite del gas in Alba­nia, investimento approvato unanime­mente dal Consiglio di Amminis

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