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Paolo Ortelli - Oltre a quei frammenti d'immagine di sfondo
Paolo Ortelli - Oltre a quei frammenti d'immagine di sfondo
Paolo Ortelli - Oltre a quei frammenti d'immagine di sfondo
Redazione
6 anni fa

In queste settimane le nostre vite sono cambiate. L’emergenza sanitaria, che ormai abbiamo imparato a conoscere ha spinto, accelerato e forzato, molte aziende ad estendere e provare a restare attivi introducendo forme diverse di lavoro da casa. Una piccola rivoluzione che probabilmente aprirà, e questo non può che essere auspicabile, tutta una serie di conseguenze e convergenze su quella che potrà essere l’organizzazione del lavoro in generale del dopo Covid19 anche nel nostro Cantone. Per carità, probabilmente non la panacea di un futuro completamente diverso, ma certo appare indubbio come questa sorta di nuovo mondo gioco forza “scoperto”, difficilmente tornerà così facilmente nel cassetto di una normalità ritrovata.

Ma non è di questo che voglio parlarvi. Lasciamo al tempo darci una risposta sull’eredità funzionale lavorativa, futuro che come società e come politica dobbiamo essere in grado di cogliere.

Ciò che m’interessa in questa riflessione, è altro. Un mondo intimo e interiore si è aperto a noi. Sono quei frammenti d’immagine di sfondo che, tra una video conferenza e l’altra, utilizzando le diverse applicazioni, abbiamo intravisto, e parzialmente scoperto, dando il via a un inconsapevole percorso di rivelazione di quegli scorci di abitazioni, camere, soggiorni, soffitte e cantine dei nostri colleghi. Sacche d’intimità rilevata, di una quotidianità che, seppure frammentaria, racconta e parla delle nostre storie individuali. Librerie più o meno scarne, oggetti sullo sfondo, dipinti particolari o poster dozzinali, abbigliamento da casa, invasioni di realtà famigliare con figli giustamente incontrollabili, e animali domestici. Insomma quella vita oltre al lavoro che spesso di principio, per taluni troppo e per altri fortunatamente, non tende a rientrare in una dimensione lavorativa per quella sorta di separazione netta e importante tra vita privata e lavorativa.

Uno spaccato che per certi versi stimola la fantasia, perché durante queste sedute a distanza, in ascolto, ci ritroviamo ad immaginare l’estensione di quell’immagine, il fuori campo. Quell’ oltre lo spaccato d’immagine che ci parla anche di gusto personale, di concetti ed ideali, di equilibri più o meno risolti tra l’attenzione estetica e la funzionalità marcata dettata dell’ambiente famigliare. Capiamo chi ha adeguatamente scelto lo scorcio da dare in pasto ai colleghi, e chi, tra una seduta e l’altra, non vi manifesta alcuna attenzione particolare. E ancora, si intuisce chi ha ritenuto importante vestirsi in modo adeguato perfino pettinarsi e chi, non ha nessuna intenzione di smarcarsi da una sorta di istintiva ed inconscia voglia di rafforzare quel concetto di “io sono a casa mia”, libero ed incurante di voler, e forse dover, conferire a questo momento una dimensione altra.

Anche questi siamo noi, individui in una sorta di ricerca di una nuova dimensione e forse è in questi aspetti che può di fatto risolversi il vero successo di un cambiamento di paradigma. Se in questa nuova dimensione del lavoro si dovrà assistere a queste costanti invasioni di campo, allora che non si dimentichi di aprire una riflessione su questi aspetti di potenziale assenza di limite tra privato, intimo e segreto e pubblico, ostentato e rilevato.

Per il momento accogliamo positivamente, un pochino morbosamente “godiamoci”, questi spaccati di intimità dei nostri colleghi, per ora proviamo a sfruttare questo limite impreciso per costruire e rafforzare la nostra conoscenza e la nostra percezione dell’ altro, del nostro collega.

Ma poi? Auguriamoci con tutto il cuore che si possa tornare a riformulare e reinventare con forza una sorta di separazione funzionale tra le nostre case, le nostre intimità e il nostro lavoro. Un’ultima frontiera che vi assicuro, per il bene di tutti “i cari colleghi del mondo”, meglio si trovi il sistema di difendere a tutti i costi.

Paolo Ortelli, Deputato PLRT al Gran Consiglio

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