
Da chi meno te lo aspetti, ecco servito il peggio. Il megastore Benetton in Piazza Dante a Lugano - gestito dalla Benverde SA di Villars-sur-Glâne (a sua volta saldamente subordinata alla proprietà del marchio Benetton di Ponzano Veneto in provincia di Treviso) - ha chiuso i battenti sabato 30 agosto 2014.
Quasi 1’500 metri quadrati di spazi vendita (quattro piani e un ampio magazzino) nel salotto buono di Lugano resteranno vuoti con tanto di oneroso affitto da sopportare per ancora due anni (fr. 80’000.- al mese) in attesa di un improbabile subentrante. Più di 20 persone, esclusivamente cittadine svizzere o residenti in Ticino, che andranno a rimpolpare i dati statistici della disoccupazione alla difficile ricerca di un altro posto di lavoro.
Il tutto nell’assordante silenzio di chi, sprovvisto di argomenti e di sensibilità sociale, esalta la propria arroganza e il totale disprezzo dei più elementari diritti del personale.
Il gruppo italiano Benetton in questi mesi si è sentito in dovere di comunicare solo attraverso gli organi di stampa «non abbiamo nulla a che vedere con i negozi in Svizzera»: un’affermazione vera solo nella forma ma sfacciatamente arbitraria nella sostanza: un unico motore aziendale, installato ad arte su un rigagnolo di società apparentemente indipendenti.
La società Benverde SA, che pende dalle labbra della proprietà trevigiana, ha evitato sistematicamente il confronto con il personale e il sindacato, spacciando strategie di continuità ridicole: l’ultima in ordine cronologico, vede il marchio Benetton di Treviso pronto a rilevare direttamente la gestione del megastore di Piazza Dante, per un periodo limitato di sei, otto mesi a partire dal 1. ottobre 2015. Buffonate o, nella migliore delle ipotesi, dichiarazioni finalizzate a giustificare «i tempi supplementari» necessari per la ricerca di un subentrante degli spazi locati, magari con personale nuovo a costi più bassi.
Il mancato coinvolgimento del personale in questa vicenda avrà quindi una coda giudiziaria. OCST invocherà dinnanzi alla lodevole Pretura di Lugano l’abusività dei licenziamenti collettivi chiedendo un indennizzo di due mensilità.
Un indennizzo che non renderà comunque completa giustizia al personale, anche perché, dinnanzi a comportamenti di bullismo imprenditoriale, prevarrà l’amara constatazione di aver lavorato per anni per un datore di lavoro mosso solo da logiche economiche e sprezzante di uno dei più elementari diritti delle lavoratrici e dei lavoratori: la tutela della dignità personale e professionale.
Il marchio Benetton ha veicolato campagne pubblicitarie a sfondo sociale molto aggressive, ma in casa propria sembra farsi un baffo dei diritti dei lavoratori. Che bella coerenza.
Paolo Locatelli, sindacalista OCST
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

