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Paolo Camillo Minotti - Sì all’espulsione e meno “pietas” per i delinquenti!
Paolo Camillo Minotti - Sì all’espulsione e meno “pietas” per i delinquenti!
Paolo Camillo Minotti - Sì all’espulsione e meno “pietas” per i delinquenti!
Redazione
11 anni fa

Nel “Corriere” del 9 febbraio e in quello del 19.2. u.s. l’avv. Bruno Balestra si scagliava senza mezze misure contro l’iniziativa popolare per l’attuazione dell’espulsione dei criminali stranieri. Nel primo articolo, intitolato “L’uso della coscienza rende giusta la legge”, egli faceva una lunga disquisizione (ma sarebbe più appropriato definirlo un sermone), sull’uso della coscienza da parte del giudice ma anche da parte dei cittadini votanti, sulla necessità di applicare in modo differenziato la legge affinché il reo sia trattato con equità, ecc.. Tutte cose in gran parte scontate, ma in parte anche un po’ fuori tema, perché l’iniziativa non chiede affatto che le condanne vere e proprie siano automatiche e che non vengano più commisurate caso per caso a seconda delle circostanze. L’iniziativaUDC chiede unicamente che, in caso di condanna per determinati reati (in specie se vi è recidiva), venga inflitta senza possibilità di deroghe pure la sanzione accessoria dell’espulsione.

Ciò che è urtante nell’articolessa di Balestra è il fatto ch’egli si dilunghi sulla necessità di differenziare il trattamento del reo (per non dar luogo a ingiustizie), ma non spenda una parola a favore delle vittime e della necessità che a queste ultime venga resa giustizia! Facciamola breve, perché ormai mancano pochi giorni al voto e la gente non ha più tempo di leggere testi chilometrici. Il punto che divide il p.p. Balestra da chi invece sostiene l’iniziativa è in sostanza il seguente: l’avv. Balestra ritiene che la giustizia come viene amministrata attualmente anche (ma non solo) in fatto di espulsioni, sia soddisfacente; dal suo dire si deduce anzi ch’egli ne sia fiero. A giudizio invece di chi sostiene l’iniziativa, la situazione è insoddisfacente. Troppe sono infatti le sentenze che lasciano perplessi: dei delinquenti riconosciuti colpevoli di traffico di droga, violenza sulle persone, effrazioni, minacce ecc. che, oltre a venire sanzionati con condanne talvolta quasi risibili, non si vedono infliggere l’espulsione.

Purtroppo molti giornali non danno soverchio rilievo a questi fatti, ma fortunatamente ve ne sono ancora di liberi e che non si autocensurano in omaggio al “politically correct”. La Weltwoche per esempio già qualche anno fa aveva documentato una serie di reati gravi commessi in specie da richiedenti l’asilo (sia in attesa di decisione, che già accettati, che respinti ma al beneficio del diritto di soggiorno “provvisorio”), ai quali con una scusa o l’altra le Corti penali e spesso anche il TF non inflissero l’espulsione.

È dunque falso affermare, come fanno gli avversari dell’iniziativa, che a chi commette reati gravi l’espulsione viene già ora sempre erogata. Nient’affatto! Per fare un solo esempio: a un trafficante di droga nigeriano, condannato, non venne inflitta l’espulsione per non ledere la sua vita familiare (la moglie e i figli vivevano pure in Svizzera, mantenuti a fior di bigliettoni dall’assistenza pubblica), e questo benché il condannato non convivesse più da anni con moglie e figli e non si curasse affatto del loro sostentamento! E sentenze come questa stanno diventando la regola ormai!

Anche i casi di frode sistematica alle assicurazioni sociali sono molto frequenti; e non si tratta affatto di reati minori da banalizzare. Giustamente l’iniziativa ha inserito anche tale fattispecie nei reati passibili di espulsione obbligatoria. È ora di finirla che il nostro Paese e il nostro Stato sociale si facciano turlupinare da volgari profittatori che pensano di avere trovato da noi il Paese della cuccagna.

L’iniziativa per l’espulsione è solo il primo passo, quello più urgente, al fine di attenuare la deleteria attrattività del nostro Paese e del suo Stato sociale vis-à-vis delle schiere di delinquenti e parassiti di importazione. Il secondo passo dovrebbe essere un “giro di vite”  e maggiori controlli da parte delle autorità preposte ai sussidi sociali in questione. Il terzo passo infine un “giro di vite” nella prassi di accoglimento (provvisorio o definitivo) dei richiedenti l’asilo: la Svizzera è diventata la barzelletta del mondo ad esempio con la sua prassi di accoglienza di tutti i richiedenti l’asilo eritrei che siano renitenti alla leva e che si dicano minacciati nel loro Paese; in realtà non lo sono affatto, ma sono solo attratti dalle opportunità di vivere a sbafo offertegli dalle nostre autorità.

Dietro il tema su cui si vota il 28 febbraio c’è poi più in generale tutta la discussione (che verrà alla ribalta quando si voterà sull’iniziativa UDC per la preminenza del diritto svizzero sul diritto internazionale) a sapere se la nostra giurisprudenza debba recepire automaticamente oppure no le sentenze della Corte europea; a tal riguardo recentemente ha destato qualche perplessità una sentenza del TF sull’applicazione dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa (vedere l’interessante articolo pubblicato dalla NZZ il 19 febbraio u.s. a firma Katharina Fontana ”Sieben juristische “Königreiche” – Die höchsten Richter sprechen in zentralen staatspolitischen Fragen nicht mit einer Stimme”, dal quale si può dedurre che c’è qualcosa che non va nel funzionamento del TF, e per conseguenza occorrerebbe porre mano a dei correttivi che assicurino perlomeno una giurisprudenza più affidabile e unitaria della nostra Alta Corte). Perché certe sentenze del TF si spiegano inparte anche con la composizione talvolta politicamente sbilanciata delle singole Corti. È inutile fare gli ipocriti: in ultima analisi il giudizio dei giudici su determinati temi fondamentali, rispecchia quello che è il loro orientamento ideologico e politico…

Paolo Camillo Minotti(già granconsigliere UDC)

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